Vi invito a leggere questo articolo di Marco Travaglio pubblicato sul blog AnteFatto il 31 Marzo 2010:
Mentre il Pdl di Meno male che silvio c’è perde 8,5 punti in un anno e tocca il minimo storico, la Lega lo asfalta al nord e Fini può rivendicare i successi in Lazio e Calabria con i suoi Polverini e Scopelliti, soltanto il vertice del Pd poteva trasformare la débâcle berlusconiana in una Caporetto del centrosinistra (fra l’altro, scambiata per una vittoria). Bersani, cioè D’Alema e i suoi boys (almeno quelli rimasti a piede libero), ce l’han messa tutta per perdere le elezioni più facili degli ultimi anni e, alla fine, possono dirsi soddisfatti. In Piemonte hanno candidato una signora arrogante e altezzosa, bypassando le primarie previste dallo statuto del Pd per evitare di dar lustro al più popolare Chiamparino e riuscendo nell’impresa di consegnare il Piemonte a tale Cota da Novara per solennizzare degnamente il 150° dell’Unità d’Italia. A Roma, la città del Papa, hanno subìto la candidatura dell’antipapista Bonino per mancanza di meglio (il meglio ce l’avevano, Zingaretti, ma l’hanno nascosto alla Provincia per evitare che, alla tenera età di 45 anni, prendesse troppo piede), poi l’han pure lasciata sola per tutta la campagna elettorale. In Campania, calpestando un’altra volta lo statuto, hanno sciorinato un signore che ha più processi che capelli in testa perché comunque era “un candidato forte”: infatti. In Calabria han ricicciato un giovin virgulto come Agazio Loiero, che quando ha perso come tutti prevedevano si è pure detto incredulo, quando gli sarebbe bastato guardarsi allo specchio.
Non contenti, questi professionisti del fiasco, questi perditori da Oscar le hanno provate tutte per fumarsi anche la Puglia, candidando un certo Boccia che perderebbe anche contro un paracarro, ma alla fine hanno dovuto arrendersi agli elettori inferociti e concedere le primarie, vinte immancabilmente dal candidato sbagliato, cioè giusto. Hanno inseguito il mitico “centro” dell’Udc, praticamente un centrino da tavola all’uncinetto, perché “guai a perdere il voto moderato”. Infatti gli elettori sono corsi a votare quanto di meno moderato si possa immaginare: oltre a Vendola, i tre partiti che parlano chiaro e si fanno capire, cioè Lega, Cinque Stelle e Di Pietro. Altri, quasi uno su due, sono rimasti a casa o han votato bianco/nullo, curiosamente poco arrapati dai pigolii del “maggior partito dell’opposizione” e dal suo leader, quello che “vado al Festival di Sanremo per stare con la gente” e “in altre parole, un’altra Italia”. Se, col peggiore governo della storia dell’umanità, l’astensionismo penalizza più l’opposizione che la maggioranza, un motivo ci dovrà pur essere. L’aveva già individuato Nanni Moretti nel lontano febbraio 2002, quando in piazza Navona urlò davanti al Politburo centrosinistro “con questi dirigenti non vinceremo mai”.
Sono gli stessi che sfilano in tutti i salotti televisivi, spiegando che la Lega vince perché “radicata nel territorio” (lo dicono dal 1988, mentre si radicano nelle terrazze romane o si occupano di casi urgentissimi come la morte di Pasolini) e alzando il ditino contro Grillo, che “ci ha fatto perdere” e “non l’avevamo calcolato”. Sono tre anni che Beppe riempie le piazze e li sfida su rifiuti zero, differenziata, no agli inceneritori e ai Tav mortiferi, energie rinnovabili, rete, acqua pubblica, liste pulite, e loro lo trattano da fascista qualunquista giustizialista. Bastava annettersi qualcuna delle sua battaglie, sganciandosi dal partito Calce&Martello e dando un’occhiata a Obama, e lui nemmeno avrebbe presentato le liste. Bastava candidare gente seria e normale, fuori dal solito lombrosario, come a Venezia dove il professor Orsoni è riuscito addirittura a rimpicciolire Brunetta. Ma quelli niente, encefalogramma piatto.
Come dice Carlo Cipolla, diversamente dal mascalzone che danneggia gli altri per favorire se stesso, lo stupido danneggia sia gli altri sia se stesso. Ecco, ci siamo capiti. Ce n’è abbastanza per accompagnarli, con le buone o con le cattive, alle loro case (di riposo). Escano con le mani alzate e si arrendano. I loro elettori, ormai eroici ai limiti del martirio, gliene saranno eternamente grati.
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Questa sera appuntamento con Rai Per Una Notte, il programma di informazione a sostegno della libertà d’informazione condotto da Michele Santoro in diretta dal Paladozza di Bologna. Una versione ‘speciale’ del suo AnnoZero con tanti ospiti: Marco Travaglio, Giovanni Floris, Riccardo Iacona, Milena Gabanelli, Daniele Luttazzi, Elio e le storie tese, Antonello Venditti, Sabina Guzzanti..e tanti altri! Interverrà anche Roberto Benigni con un contributo video.
Sarà possibile guardare Rai Per Una Notte in diretta su Current TV, SkyTG24, RaiNews24, RepubblicaTV, YouDemTV e tante altre televisioni locali. Si potrà inoltre seguire la serata anche via radio sintonizzandosi sulle frequenze di Radio Popolare Network. Sul sito ufficiale della manifestazione potete vedere l’elenco in continuo aggiornamento delle televisioni e delle radio che trasmetteranno l’evento.
Ma quello che già si preannuncia come la manifestazione dell’anno verrà trasmesso in diretta soprattutto da centinaia di blog e siti tra cui Repubblica.it, Corriere.it e Il Fatto Quotidiano.
Ovviamente dalle ore 21 di questa sera sarà possibile seguire la diretta web di Rai Per Una Notte anche qui sul mio blog!

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Come tutti voi saprete, a seguito della decisione della Commissione di Vigilanza e del Consiglio di Amministrazione RAI, i programmi di approfondimento come Annozero e Ballarò sono stati sospesi, letteralmente censurati in nome della par condicio, fino a dopo le elezioni regionali. Ovviamente sulle televisioni private, cioè quelle di Berlusconi, si continua invece tranquillamente a (stra)parlare di politica osannando il capo!
Per protestare contro questa censura di regime, la Federzione Nazionale della Stampa e l’USIGRAI hanno deciso di organizzare Rai Per Una Notte, una manifestazione a sostegno della libertà d’informazione condotta da Michele Santoro che si terrà al Paladozza di Bologna il 25 Marzo alle ore 21.00.
Si potrà seguire la manifestazione in streaming su internet, in televisione e alla radio, mentre chi vorrà partecipare di persona sarà il benvenuto, il Paladozza può contenere 6.000 persone!
Per questo importante evento Michele Santoro ha lanciato un appello alla rete:
Cari amici,
per realizzare la manifestazione-trasmissione di Giovedì 25 Marzo dal Paladozza di Bologna, giornalisti, cameraman, elettricisti e operai lavoreranno gratis.
Il volontariato, tuttavia, non basterà a coprire i costi necessari alla realizzazione dell’evento.
Vi chiedo perciò di contribuire donando 2 euro e 50 ciascuno e mi auguro che siate più di cinquantamila ad aiutarci a realizzare la nostra iniziativa.
Raggiungere questo obiettivo sarà la prima importante risposta alla censura.
Fate dunque girare questo appello tra i vostri amici e ringraziateli da parte mia per il loro aiuto.
Michele Santoro
Per tutte le info sulla manifestazione e per effettuare la donazione collegatevi al sito www.RaiPerUnaNotte.it
Spero anch’io, come Michele, che saremo in tanti: io ho dato il mio piccolo contributo…mi auguro che vogliate farlo anche voi!
Bisogna dimostrare che non tutti i cittadini italiani sono disposti ad accettare le pillole di regime dolce che questo governo antidemocratico e fascista cerca di farci ingoiare ogni giorno!
É arrivata l’ora di una Nuova Resistenza!

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Vi invito a leggere questo articolo di Peter Gomez e Marco Travaglio pubblicato sul blog AnteFatto il 27 Febbraio 2010:
Grazie a ex Cirielli, indulto e lodo Alfano il premier ha evitato la condanna a 4 anni e 6 mesi.
Senza tre leggi ad personam, fatte apposta per lui e per Cesare Previti, ieri Silvio Berlusconi sarebbe stato prelevato dalle forze dell’ordine e accompagnato a San Vittore per scontare la pena dopo la condanna definitiva per corruzione giudiziaria di David Mills. Stessa sorte sarebbe toccata, con le opportune procedure di estradizione, per il legale (si fa per dire) inglese. E’ questa – checché ne dicano i tg e i giornali di regime – la traduzione in italiano della sentenza della Cassazione che l’altroieri ha confermato irrevocabilmente la colpevolezza di Mills per essere stato corrotto da Berlusconi con 600 mila dollari in cambio di due false testimonianze nei processi All Iberian e Guardia di finanza, e dichiarando il reato prescritto da un paio di mesi. Basta riavvolgere il nastro del processo per immaginarne l’esito finale e definitivo, al netto della legge ex Cirielli (2005), dell’indulto extra-large (2006) e del “lodo” Alfano (2008).
Nel 2004 la Procura di Milano scopre, da una lettera di Mills al suo commercialista, che il legale è stato ricompensato con 600 mila dollari da “Mr.B.” per le sue testimonianze reticenti. Il 26 novembre 2005 Mr.B. fa approvare in tutta fretta l’ex Cirielli, che taglia la prescrizione per gli incensurati (cioè anche per lui e per Mills): quella per la corruzione giudiziaria scende da 15 a 10 anni. E, siccome la tangente a Mills risale al 1999-2000, il reato si prescriverà non più nel 2014-2015, ma nel 2009-2010. Nell’ex Cirielli c’è anche una norma che tutti definiscono salva-Previti, ma è anche salva-Berlusconi: quella che consente agli ultrasettantenni di scontare la pena agli arresti domiciliari. Norma approvata quando Previti ha 71 anni e Berlusconi 69. Nel 2006 la Procura di Milano chiede e ottiene il rinvio a giudizio di Berlusconi e Mills.
L’Unione vince le elezioni e, come primo atto in materia di giustizia, pensa bene di varare l’indulto più ampio della storia d’Italia, con la scusa del sovraffollamento delle carceri.
Nessuno dei trenta provvedimenti di clemenza varati in 50 anni di storia repubblicana includeva la corruzione. Il buonsenso consiglierebbe di escluderla anche stavolta, anche perché in carcere non c’è nessuno che sconti la pena per quel delitto. Ma il diktat di Forza Italia è chiaro: o si include la corruzione (anche giudiziaria) o niente. Altrimenti Previti, condannato a 6 anni per corruzione giudiziaria nel processo Imi-Sir e a 1 anno e mezzo nel processo Mondadori, dovrebbe scontarne almeno 4 e mezzo ai domiciliari: invece, con lo sconto di 3 anni per l’indulto, uscirebbe subito in affidamento ai servizi sociali. Mastella e i vertici dei partiti “liberi tutti” – Ds, Margherita, Verdi, Sdi, Rifondazione e Udc – cedono all’istante a Forza Italia e a fine luglio del 2006 approvano l’indulto extra-large.
Previti esce dai domiciliari e torna libero. Tutti i condannati per delitti commessi fino al 2 maggio 2006 avranno da spendere un buono-sconto di tre anni. Nel 2008 il processo Berlusconi-Mills è agli sgoccioli. Ma il 12 aprile l’imputato principale torna per la terza volta a Palazzo Chigi e vara subito la legge Alfano che immunizza le quattro alte cariche dello Stato, cioè lui. Il Tribunale di Milano stralcia la sua posizione in un processo separato, che viene congelato a settembre in attesa che la Consulta esamini l’eccezione sull’incostituzionalità del “lodo”, e seguita a processare il solo Mills. Che viene condannato a 4 anni e 6 mesi in primo e in secondo grado per essere stato corrotto da Berlusconi.
Nell’ottobre 2009 la Corte costituzionale cancella il lodo Alfano e il Tribunale di Milano rimette in pista il processo a Berlusconi (che ricomincia oggi dinanzi a un collegio diverso da quello che ha condannato Mills). Tutti attendono il verdetto della Consulta perché, se assolvesse Mills, anche Berlusconi sarebbe salvo e non dovrebbe più ricorrere ad altre leggi ad personam già in gestazione (processo breve e/o legittimo impedimento come “ponte” verso la soluzione finale: lodo Alfano costituzionale per alte cariche e ministri o, in alternativa, ripristino dell’immunità parlamentare ). L’altro ieri la Corte ha invece confermato che Mills (e dunque Berlusconi) il reato l’ha commesso, tant’è che l’ha condannato a risarcire la presidenza del Consiglio con 250 mila euro per i danni arrecati all’imparzialità della giustizia. Quanto alla pena, non ha potuto applicarla perché il processo è durato tre mesi di troppo: il reato si è estinto a fine 2009.
Ora, senza la ex Cirielli il reato si estinguerebbe nel 2014. Dunque Mills sarebbe stato condannato a 4 anni e 6 mesi. Senza il lodo Alfano, anche Berlusconi sarebbe stato condannato a una pena almeno equivalente, se non addirittura superiore in quanto corruttore. Senza l’indulto esteso alla corruzione giudiziaria, entrambi i condannati non beneficerebbero dello sconto di un terzo e sarebbero finiti in carcere. E, senza la norma salva-ultrasettantenni contenuta nell’ex Cirielli, Berlusconi finirebbe in carcere senza nemmeno poter chiedere i domiciliari. In più, dall’altroieri, sarebbe interdetto in perpetuo dai pubblici uffici, pena accessoria obbligatoria per legge in caso di condanna per questo tipo di reato. Dunque la giunta per le elezioni e poi l’aula della Camera dovrebbero dichiararlo decaduto da deputato e ineleggibile per sempre, come hanno fatto tre anni fa per Previti. Mai come in questo momento, Mr.B. deve rivolgere un pensiero riconoscente alla sua maggioranza e anche al grosso della cosiddetta opposizione che, ciascuna secondo le proprie possibilità, l’hanno salvato dalla galera.
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Vi invito a leggere il testo integrale dell’intervento di Marco Travaglio pubblicato sul blog di Beppe Grillo e su Voglio Scendere il 18 Gennaio 2010:
Buongiorno a tutti, siamo nel pieno delle celebrazioni di Bettino Craxi, mi sono un po’ stufato di ricordare le tangenti che prendeva, anche perché l’abbiamo già fatto in queste ultime settimane e poi ci viene autorevolmente raccomandato e stiamo aspettando tutti con ansia il messaggio del Capo dello Stato, per celebrare degnamente il decennale del latitante, che bisogna andare oltre le vicende giudiziarie e che bisogna dare un giudizio politico, perché naturalmente un uomo politico non può essere ridotto soltanto alle condanne e ai processi.
La scalata al Partito Socialista
E’ vero, Craxi non ha avuto soltanto condanne e processi, Craxi è stato anche altro: ha fatto politica, da questo punto di vista vale sempre la vecchia battuta di Grillo, che nella Prima Repubblica di solito prendevi un politico e, dopo un po’, diventava un ladro, mentre nella seconda di solito prendi un ladro e dopo un po’ diventa un politico. Certamente Craxi quando ha iniziato a fare politica non l’ha fatta per rubare, ha cominciato a rubare mentre faceva politica e su Il Fatto Quotidiano ho pubblicato un’intervista del 93 di Fabrizio Cicchitto, che non era craxiano, era socialista lombardiano, ma fu messo da parte nel Partito Socialista dopo l’81, quando si scoprì che era iscritto alla Loggia P2. Cicchitto è un raro caso di socialista espulso da Craxi, messo ai margini da Craxi per indegnità morale e per la sua iscrizione alla P2 e infatti, rancoroso nei confronti di Craxi per essere stato sbattuto fuori per dieci anni e recuperato soltanto nel 92, Cicchitto nel 93 diede un’intervista – pensate un po’ – a Augusto Minzolini, l’attuale direttore del TG1, che all’epoca era cronista de La Stampa e, in quell’intervista, Craxi veniva dipinto da Cicchitto come poco meno o poco più di un malfattore. Se la trovo, ho qui Il Fatto di questi ultimi giorni, un piccolo brano ve lo devo regalare, perché? Perché Cicchitto ricorda come Craxi scalò il Partito Socialista quando, alla fine degli anni 70, sembrava che non ce la dovesse fare a prendere il potere e poi invece ce la fece per pochissimi voti e, disse Cicchitto, quei pochissimi voti se li era comprati, aveva praticamente lanciato un’Opa sul Partito Socialista con quali soldi? Eh, con i soldi del conto protezione, ossia con i soldi che gli aveva pagato il Banco Ambrosiano, grazie ai buoni uffici di Licio Gelli e di Roberto Calvi. Conseguentemente, se andate sul sito antefatto, o ilfattoquotidiano.it la trovate integrale quell’intervista. Cicchitto disse, “ quando scoprimmo che Craxi aveva questo ben di Dio messo a disposizione sul conto svizzero, il famoso conto protezione, da Licio Gelli e Roberto Calvi beh, capimmo che non ce l’avremmo fatta”. Dice anche che Pietro Nenni gli mandò una lettera nella quale gli intimava di dimettersi, a Craxi, ma che quella lettera fu fatta sparire: lo dico, perché chi sta a Roma vede in questi giorni la città tappezzata di manifesti in cui si vede Craxi giovane e Nenni vecchio con il bastone. Il rapporto tra i due era appunto che il vecchio patriarca, sdegnato nei confronti di Craxi, aveva mandato una lettera per intimargli di dimettersi, lettera che poi è stata fatta sparire, ma in quel partito l’abitudine a fare sparire molte cose era diffusa. Però ci dicono che non ci sono soltanto le tangenti, c’è anche la politica, c’è anche altro e conseguentemente, per dare un giudizio complessivo su Craxi, bisogna valutare il suo ruolo politico: lo scrive ancora questa mattina L’Ambasciatore Romano in uno dei suoi pezzi solitamente ambigui, dove dà un colpo al cerchio e uno alla botte e penso che possiamo benissimo parlare solo esclusivamente, oggi, della politica di Craxi, per vedere se ha portato bene o ha portato male all’Italia: in fondo stiamo parlando di un signore che ha imperversato nella politica italiana per quasi venti anni come leader del partito, come ago della bilancia dall’alto del suo 12 o 14% della politica italiana, come Presidente del Consiglio tra l’83 e l’87 e come parlamentare fino al 1994, quando non si ricandidò perché sepolto sotto le vicende giudiziarie e invece scappò all’estero.
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Vi invito a leggere il testo integrale dell’intervento di Marco Travaglio pubblicato sul blog di Beppe Grillo e su Voglio Scendere l’11 Gennaio 2010:
Buongiorno a tutti, qualcuno forse si aspetta che oggi parli della faccenda di Rosarno: no, non ne parlo, dico soltanto una cosa, non credo che ci sia bisogno di qualche spiegazione o di qualche retroscena, è una vicenda che.. raramente in Italia se ne è vista una più chiara, più lampante, più già spiegata, più evidente nelle sue ragioni. Sono ragioni, naturalmente, che non appartengono né alla destra né alla sinistra, dipendono proprio da un fatto, secondo me, mentale e culturale di quel nuovo razzismo italiano con il quale non abbiamo mai voluto fare i conti e che, invece, trovate per le strade di Rosarno, trovate in certe parti del nord, del centro, del sud e che trovate anche ben raccontato nell’ultimo libro di Gianantonio Stella, “ Negri, froci etc.”, che vi consiglio.
Lo schiavismo era meglio
E è un fatto di rimozione, noi stiamo sentendo in televisione e leggendo sui giornali del nuovo schiavismo, ma non c’è nessun nuovo schiavismo, nel senso che lo schiavismo era qualcosa di nobile al confronto di quello che è successo a Rosarno e di quello che succede spesso dalle nostre parti, perché gli schiavi intanto avevano uno stipendio fisso e una dimora fissa, quando c’era lo schiavismo; questi prendono qualcosa quando viene e poi devono pure pagare il pizzo, inoltre chi li fa lavorare, oppure chi utilizza e beneficia del loro lavoro pretende che scompaiano nel momento in cui smettono di lavorare e ricompaiano nel momento in cui ricominciano a lavorare.
Quindi, invece di fare delle politiche per dare una stabilità a queste persone, una stabilità giuridica con la cittadinanza e una stabilità esistenziale, con un alloggio, un vitto, la regolarizzazione dei contratti, la pensione e tutto quanto fa stare mediamente tranquillo un lavoratore, niente, questo non esiste, devono lavorare. Questo non è schiavismo, questa è una concezione zoologica della persona umana, del lavoratore e credo avesse molta ragione Ezio Mauro ieri sera, quando da Fabio Fazio ha detto “ chissà dove è la sinistra in questa vicenda. Chi la sente? Che voci ha? Che cosa ha da dire su una faccenda del genere?”, la destra lo sappiamo come crede di risolvere questo problema: spostandoli, prendendoli, caricandoli e spostandoli da un’altra parte, come se questo fosse il modo di risolvere la situazione, dopo aver lasciato prosperare e anzi, avendo favorito le cosche della mafia e anche della ‘ndrangheta, che stanno anche dietro a questa vicenda, perché il pizzo le bestie e non gli schiavi lo dovevano pagare alla ‘ndrangheta, ovviamente. Il governo, dopo aver lasciato incancrenire e prosperare questa piaga purulenta, insieme a una regione governata per metà dai netti e per metà dai malavitosi, la Calabria, 35 Consiglieri Regionali indagati su 50, il 66%, pensa di risolvere il problema, questa classe politica, da un lato tacendo il centrosinistra o balbettando frasi fatte e, all’altra parte, con gli sgomberi, come se spostare il problema da un’altra parte risolvesse il problema stesso: il problema rimane, anche perché lì ci saranno nuove bestie da soma che verranno reclutate per fare i lavori che prima facevano quelle che sono state spostate e, dall’altro lato, quelle che sono state spostate da qualche parte dovranno andare.
Naturalmente poi leggete sui giornali “bisogna espellerli”, sì, sì, sono decenni che sentiamo che bisogna espellere i clandestini e poi ne abbiamo già parlato e conseguentemente non voglio tediarvi, ma sapete benissimo che le espulsioni sono finte e, quando sentite parlare di 40. 000 espulsi nell’ultimo anno, sono tutte balle, sono persone cui viene dato il foglio di via, non sono persone che vengono caricate sui charter e riportate ai loro Paesi, anche perché non si sa quali siano i loro Paesi, molto spesso, e anche perché soprattutto i charter costano. E le nostre forze di Polizia, che dovrebbero occuparsi di queste cose, non hanno i soldi neanche per uscire dalle Questure o dalle caserme, perché le macchine o sono rotte o, quando non sono rotte, sono senza benzina. Chiusa la parentesi, per dire che purtroppo non c’è niente da dire in più in questa storia, perché è molto chiara.
Grazie alla manifestazione “No a Via Craxi”
Vorrei invece dire che bisogna ringraziare quelle centinaia di persone che sabato hanno manifestato a Milano, in Cordusio, contro l’intitolazione di non si sa bene se un parco o una strada, o una piazza, o un vicolo, chissà che cosa, a Bettino Craxi, sfidando il diluvio. Intanto bisogna ringraziare Piero Ricca per aver promosso questa manifestazione, insieme a tutti gli altri che poi vi hanno partecipato.
Perché dico questo? E’, come dice il figlio di Craxi, una manifestazione maramalda, perché se la prende con un morto? Naturalmente no, devo dire che, se dipendesse da noi, Craxi riposerebbe in pace da dieci anni: il problema è chi continua a resuscitarlo nella speranza di farne un uso politico non per i morti, ma per i vivi. L’altro giorno ho intervistato Barbara Spinelli per Il Fatto Quotidiano e lei ha detto una cosa secondo me molto saggia, ossia che quello che rivela questa ansia di riabilitare Craxi non è il gusto necrofilo di parlar bene di un morto, ma è il tentativo – aggiungo io – mascalzonesco di utilizzare un morto per sdoganare e nobilitare i vivi; se Craxi, pregiudicato per corruzione e finanziamento illecito, è un grande statista che va celebrato dieci anni dopo la morte, quindici anni dopo essere scappato latitante all’estero, beh, a maggior ragione il suo figlio prediletto, Silvio, esce come un gigante, nonostante le apparenze anche fisiche, perché esce come un gigante? Perché in fondo non è scappato, non è ancora scappato e Craxi era il corrotto e lui il corruttore. Quindi usano Craxi per nobilitare Berlusconi e, se questo centrosinistra si siederà al tavolo alla riabilitazione di Craxi, non ci sarà alcun motivo per il quale non possa sedersi anche al tavolo della riforma costituzionale e di tutte le riforme che verranno in mente a Berlusconi; del resto l’ha già fatto nel 97 e 98 con la bicamerale, quando lui, non loro, la fece poi saltare dopo due anni di inciuci.
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Vi invito a leggere il testo integrale dell’intervento di Gioacchino Genchi pubblicato sul blog di Beppe Grillo il 17 Dicembre 2009:
Mi chiamo Gioacchino Genchi, ho 49 anni, sono il più grande scandalo della storia della Repubblica, fino a un anno fa ero un comune cittadino, un funzionario di Polizia che aveva lavorato per oltre 20 anni nelle più importanti indagini italiane: da Palermo a Milano, da Catanzaro a Catania, da Locri a Siderno, a Reggio Calabria; nei processi di mafia, di omicidi, di criminalità organizzata, nei processi ai colletti bianchi; il sequestro di Silvia Melis e tante, tante altre indagini, prima che scoppiasse il cosiddetto “Caso Genchi”. Si tratta di una delle più grandi pantomime di questo sistema, con la quale si è cercato di bloccare un’indagine, quella del Pubblico Ministero di Catanzaro Luigi De Magistris, ma non solo, si è impedito a dei magistrati di fare le indagini sul conto di altri magistrati e poi, alla fine, si è cercato di far fuori me. Si è cercato di impedire che io potessi continuare a dare il contributo che stavo dando a tanti magistrati da Palermo a Caltanissetta, a Catania, a Catanzaro, a Roma e a Milano, in indagini importanti. Tutto ciò per impedire che questo lavoro, iniziato con Giovanni Falcone e proseguito, purtroppo, ahimè con le indagini sulla strage di Capaci, in cui Falcone era stato ucciso e poi con la strage di Via d’Amelio, potesse portare una volta per tutte a individuare i mandanti reali di quelle stragi e, probabilmente, gli esecutori che, assai probabilmente, sono molto diversi da quelli che sono stati individuati finora.
Sono sulla riva del fiume e sto vedendo sostanzialmente passare il cadavere del mio nemico. Perché le cose che avevo detto e scritto diciassette anni fa si stanno avverando. 17 anni fa non condivisi le scelte investigative che portarono alla chiusura posticcia delle indagini sulla strage di Via d’Amelio con il pentito Scarantino. Ho assunto delle posizioni durissime, ho messo nero su bianco quale era il mio punto di vista sui mandanti morali di quelle stragi e anche sugli esecutori. Adesso i fatti mi stanno dando ragione.
Le indagini che furono fatte nel ’94, ’95, ’96 e 97 a Palermo nelle indagini di mafia su Dell’Utri, su Berlusconi, sulla nascita della Fininvest ci hanno portato a acquisire elementi incontrovertibili su quello che è accaduto in Italia nei primi anni ’90, sulla fine della Prima Repubblica e su come la classe politica ha creato quei nuovi equilibri, quei nuovi leaders, quei nuovi partiti, o meglio quel nuovo partito che doveva consentire di fare sì che, secondo un detto autorevolissimo di Tomasi di Lampedusa ne “Il Gattopardo”, se vogliamo che tutto resti come è ogni cosa deve cambiare. C’era la necessità di cambiare tutto, perché i partiti tradizionali della Prima Repubblica si erano resi impresentabili, erano sotto l’occhio del ciclone non solo di mani pulite per le inchieste giudiziarie, per gli arresti che ogni giorno vedevano decapitare e rinchiudere in carcere leader politici appartenenti al mondo imprenditoriale che quella politica aveva foraggiato. No, perché la gente, il popolo iniziava a ribellarsi a quella classe politica e quindi c’era una progressiva erosione della fiducia, una delegittimazione di quella classe politica e a questa delegittimazione, che nasceva da Mani Pulite, si è aggiunta un’ulteriore forte delegittimazione da parte della mafia, di quella mafia che aveva appoggiato un partito come Democrazia Cristiana, che fin dal 1987 inizia a portare il conto alla Democrazia Cristiana.
L’ala stragista di Cosa Nostra e Forza Italia
La Seconda Repubblica nasce nel momento in cui, nelle ceneri della Prima Repubblica, questi referenti di Cosa Nostra iniziano a cercare nuovi uomini, iniziano a cercare tra i rottami, tra le macerie di quella Prima Repubblica che si era consumata, quei soggetti che, anche per pregresse conoscenze nel campo imprenditoriale, come probabile investimento di risorse economiche e finanziarie della mafia, avevano dato un certo affidamento. Lì il mio lavoro fornisce e ha fornito ai processi e ne fornirà dei risultati che ritengo i più importanti in assoluto sotto il profilo dell’oggettività, della dimostrazione della genesi della nascita mafiosa del partito di Forza Italia, di come dei soggetti appartenenti a Cosa Nostra, appartenenti all’ala stragista di Cosa Nostra, che certamente ha consumato le stragi del 1993, agiscano in perfetta sintonia con le fasi prodromiche e organizzative del partito di Forza Italia a Palermo e in tutta Italia.
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18 dicembre 2009 in
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Vi invito a leggere il testo integrale dell’intervento di Marco Travaglio pubblicato sul blog di Beppe Grillo e su Voglio Scendere il 30 Novembre 2009:
Buongiorno a tutti. Sembra di essere ritornati a dieci o quindici anni fa, quando partirono le prime indagini sui rapporti mafia/politica a proposito degli ambienti berlusconiani. La caratteristica che accomuna quei tempi ai tempi di oggi, ai giorni di oggi, è che nessuno risponde mai sul merito delle questioni e si alzano sempre dei grandi polveroni, delle grandi parole d’ordine.
Chi sono i “pentiti”
Vi faccio qualche esempio: in questi giorni si sta cercando di rispondere alle nuove rivelazioni che, tra un attimo, vi riassumerò, con argomenti del tipo “ ma questi pentiti sono gente che ha sciolto i bambini nell’acido, sono gente con venti ergastoli, sono gente che ha ammazzato per tutta la vita, sono dei mafiosi: come facciamo a fidarci di loro?”, in realtà non c’è nessun rapporto tra il fatto che uno abbia commesso dei gravissimi delitti e il fatto che racconti bugie. Possono esserci persone che raccontano bugie e non hanno commesso mai alcun delitto e persone che dicono la verità e che hanno passato la vita a delinquere: del resto, il fatto che il pentito dica la verità lo si verifica quando parla dei propri delitti, prima di fare i nomi dei suoi complici e dei suoi mandanti; di solito il pentito è uno che ha confessato i delitti di cui stiamo parlando e quindi sappiamo che ha commesso i delitti di cui stiamo parlando proprio perché l’ha detto lui e, grazie a quelle confessioni, è stato poi condannato a più ergastoli, anche se la legge consente ormai dei modici, prima erano molto più abbondanti, quando la legge la ispirò Falcone erano molto più abbondanti, sconti di pena e benefici carcerari.
Naturalmente a qualcuno potrà anche ripugnare il fatto che si vadano a sentire dei pentiti di mafia per sapere le cose di mafia: purtroppo non si è mai trovato nessun altro, se non i mafiosi, che fosse in grado di raccontare che cosa succede nella mafia, perché? Perché la mafia è una società segreta, gli affiliati hanno il vincolo della riservatezza assoluta, non possono neanche dire, ovviamente, in giro di essere mafiosi, non possono dirselo neanche tra loro, salvo alcune circostanze molto normate dalle regole mafiose e conseguentemente, per sapere qualcosa della mafia, bisogna sentire i mafiosi. Poi, naturalmente, bisogna verificare che dicano la verità, ma non è che uno, perché è mafioso, sia di per sé bugiardo e dopodiché in questi anni abbiamo visto centinaia, centinaia e centinaia di pentiti: di pentiti che hanno raccontato bugie ce ne sono pochissimi, quando leggete sui giornali “ non dimentichiamo che i pentiti sono quelli che avevano detto che Andreotti aveva baciato Riina”, intanto è una truffa, perché Balduccio Di Maggio non disse che Andreotti aveva baciato Riina, aveva detto un’altra cosa, ossia che quando Andreotti entrò nella casa di Nino Salvo e incontro Riina, quest’ultimo gli si fece incontro e lo baciò sulla guancia, per cui è Riina che saluta con il bacio rituale Andreotti e non viceversa, ma in ogni caso non c’è scritto da nessuna parte che quella sia una bugia, non c’è nessuna delle sentenze Andreotti che dica che Balduccio Di Maggio mentiva, c’è semplicemente scritto che non sono stati trovati riscontri sufficienti per ritenere che quell’incontro, raccontato da Di Maggio, ci sia stato, ma non c’è scritto che ci sono le prove che non c’è stato, tant’è che nessuno, neanche uno dei 38 pentiti che accusavano Andreotti è mai stato incriminato per calunnia, cosa che sarebbe stata obbligatoria nel caso in cui i giudici avessero riscontrato che anche solo uno di quei 38 aveva mentito e del resto, come sapete e come purtroppo non sa Eugenio Scalfari, il quale ieri ha parlato di un processo che è finito in assoluzione in parte con formula piena e in parte con formula dubitativa. Non c’è nessuna assoluzione con formula piena nel processo Andreotti, Andreotti fu assolto con la vecchia insufficienza di prove in primo grado, in appello gli fu peggiorata la sentenza di primo grado, ribaltandone la parte del periodo fino al 1980 e lì fu dichiarato colpevole, ma prescritto per il reato commesso di associazione a delinquere con la mafia fino alla primavera del 1980.
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Vi invito a leggere questo articolo di Marco Travaglio pubblicato sul blog AnteFatto il 19 Novembre 2009:
Ieri il piccolo duce ha smentito di aver mai pensato alle elezioni. Dunque, vista la sua innata sincerità, ci sta pensando seriamente. Per ora manda avanti l’apposito Schifani, ventriloquo da riporto, per vedere l’effetto che fa.
Perché lo faccia, è lampante: come nel 1992 il crollo della Prima Repubblica ne scoperchiò la scatola nera sversando i liquami di Tangentopoli e Mafiopoli, così ora salta il tappo della cloaca politico-affaristico-mafiosa denominata Seconda Repubblica. Le tubature non tengono più, i miasmi si spandono dappertutto. E non passa giorno senza che questa o quella procura s’imbatta, anche involontariamente, in un condotto della Fogna delle Libertà. In Campania l’arresto di Cosentino & C. A Palermo Spatuzza, Grigoli e Ciancimino jr. parlano di Dell’Utri e Berlusconi ai tempi delle stragi e delle trattative. In Puglia c’è Giampi col suo harem di escort bipartisan. A Milano mister Grossi, re delle cosiddette “bonifiche ambientali”, è in carcere con la moglie del vicecoordinatore nazionale del Pdl Abelli, e dietro la porta gli amici Formigoni, Lupi, Gelmini e Berlusconi tremano all’idea che qualcuno parli. Intanto saltan fuori gli altarini della Arner, la banca svizzera usata da noti mafiosi per riciclare soldi sporchi (indovinate di chi è il conto corrente numero 1).
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Vi invito ad aderire a questo appello di Antonio Padellaro pubblicato sul blog AnteFatto il 14 Novembre 2009:

Presidente Napolitano. Presidente Fini. “Adesso basta” è il titolo che abbiamo stampato ieri sulla prima pagina del Fatto Quotidiano. Adesso basta è scritto sulle migliaia di messaggi che giungono al nostro giornale. Tutti indistintamente chiedono di mettere la parola fine allo scandalo che da quindici anni sta sfibrando l’Italia: la produzione incessante di leggi personali per garantire a Silvio Berlusconi la totale immunità e impunità in spregio alla più elementare idea di giustizia.
Quello che rivolgiamo a voi che rappresentate la prima e la terza istituzione della Repubblica (sulla seconda, il presidente del Senato Schifani pensiamo di non poter contare) non è un appello ma una richiesta di ascolto che, siamo certi, non andrà delusa. Tutte quelle lettere, e-mail, fax esprimono una protesta e una speranza. Di protesta “contro l’arroganza di un Potere che sembra aver perso ogni senso della misura e anche quello del decoro ”, scrisse Indro Montanellisulla Voce nel 1994, all’epoca del decreto Biondi. Fu il primo tentativo di colpo di spugna al quale ne sarebbero seguiti altri diciotto negli anni a seguire fino all’ultima vergogna chiamata “processo breve”. Allora la battaglia fu vinta.
La redazione della Vocefu alluvionata di fax dei lettori disgustati, il decreto fu ritirato e il grande giornalista così rese omaggio allo spirito di lotta dei concittadini: “Fino a quando questo spirito sarà in piedi, indifferente alle seduzioni, alle blandizie e alle minacce, la democrazia in Italia sarà al sic u ro ”. Malgrado abbia attraversato tante sconfitte e tante delusioni quello spirito non appare per nulla fiaccato e chiede di trovare una risposta capace di dirci che la politica non è solo interesse personale e disprezzo per gli altri. Che le istituzioni sono davvero un baluardo contro le prepotenze del più forte. Questa è la nostra speranza presidente Napolitano e presidente Fini. Per questo vi trasmetteremo i messaggi dei nostri lettori. Tenetene conto.
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