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		<title>Con questi dirigenti non vinceremo mai</title>
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		<pubDate>Wed, 31 Mar 2010 15:26:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Eric Festa</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Vi invito a leggere questo articolo di Marco Travaglio pubblicato sul blog AnteFatto il 31 Marzo 2010: Mentre il Pdl di Meno male che silvio c’è perde 8,5 punti in un anno e tocca il minimo storico, la Lega lo asfalta al nord e Fini può rivendicare i successi in Lazio e Calabria con i [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Vi invito a leggere questo articolo di <strong></strong><strong>Marco  Travaglio</strong> pubblicato  sul blog <a title="AnteFatto" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview('/outbound/article/http://antefatto.ilcannocchiale.it/2009/09/04/lutilizzatore_funzionante_e_al.html');" href="http://antefatto.ilcannocchiale.it/2010/03/31/in_poche_parole_unaltra_capore.html" target="_blank">AnteFatto</a> il 31 Marzo 2010:</p>
<p>Mentre il <em>Pdl </em>di <em>Meno male che silvio c’è </em>perde 8,5  punti in un anno e tocca il minimo storico, la Lega lo asfalta al nord e  <strong>Fini</strong> può rivendicare i successi in Lazio e Calabria  con i suoi <strong>Polverini</strong> e <strong>Scopelliti</strong>,  soltanto il vertice del <em>Pd </em>poteva trasformare la <em>débâcle</em> berlusconiana in una Caporetto del centrosinistra (fra l’altro,  scambiata per una vittoria). <strong>Bersani</strong>, cioè <strong>D’Alema</strong> e i suoi<em> boys </em>(almeno quelli rimasti a piede libero), ce l’han  messa tutta per perdere le elezioni più facili degli ultimi anni e,  alla fine, possono dirsi soddisfatti. In Piemonte hanno candidato una  signora arrogante e altezzosa, bypassando le primarie previste dallo  statuto del <em>Pd</em> per evitare di dar lustro al più popolare <strong>Chiamparino</strong> e riuscendo nell’impresa di consegnare il Piemonte a tale <strong>Cota</strong> da Novara per solennizzare degnamente il 150° dell’Unità d’Italia. A  Roma, la città del Papa, hanno subìto la candidatura dell’antipapista <strong>Bonino</strong> per mancanza di meglio (il meglio ce l’avevano, <strong>Zingaretti</strong>,  ma l’hanno nascosto alla Provincia per evitare che, alla tenera età di  45 anni, prendesse troppo piede), poi l’han pure lasciata sola per tutta  la campagna elettorale. In Campania, calpestando un’altra volta lo  statuto, hanno sciorinato un signore che ha più processi che capelli in  testa perché comunque era &#8220;un candidato forte&#8221;: infatti. In Calabria han  ricicciato un giovin virgulto come <strong>Agazio Loiero</strong>, che  quando ha perso come tutti prevedevano si è pure detto incredulo, quando  gli sarebbe bastato guardarsi allo specchio.</p>
<p>Non contenti, questi professionisti del fiasco, questi perditori da  Oscar le hanno provate tutte per fumarsi anche la Puglia, candidando un  certo <strong>Boccia</strong> che perderebbe anche contro un paracarro,  ma alla fine hanno dovuto arrendersi agli elettori inferociti e  concedere le primarie, vinte immancabilmente dal candidato sbagliato,  cioè giusto. Hanno inseguito il mitico &#8220;centro&#8221; dell’<em>Udc</em>,  praticamente un centrino da tavola all’uncinetto, perché &#8220;guai a perdere  il voto moderato&#8221;. Infatti gli elettori sono corsi a votare quanto di  meno moderato si possa immaginare: oltre a <strong>Vendola</strong>, i  tre partiti che parlano chiaro e si fanno capire, cioè Lega, <em>Cinque  Stelle </em>e <strong>Di Pietro</strong>. Altri, quasi uno su due, sono  rimasti a casa o han votato bianco/nullo, curiosamente poco arrapati dai  pigolii del &#8220;maggior partito dell’opposizione&#8221; e dal suo leader, quello  che &#8220;vado al Festival di Sanremo per stare con la gente&#8221; e &#8220;in altre  parole, un’altra Italia&#8221;. Se, col peggiore governo della storia  dell’umanità, l’astensionismo penalizza più l’opposizione che la  maggioranza, un motivo ci dovrà pur essere. L’aveva già individuato <strong>Nanni  Moretti </strong>nel lontano febbraio 2002, quando in piazza Navona  urlò davanti al <em>Politburo</em> centrosinistro &#8220;con questi dirigenti  non vinceremo mai&#8221;.</p>
<p>Sono gli stessi che sfilano in tutti i salotti televisivi, spiegando che  la Lega vince perché &#8220;radicata nel territorio&#8221; (lo dicono dal 1988,  mentre si radicano nelle terrazze romane o si occupano di casi  urgentissimi come la morte di <strong>Pasolini</strong>) e alzando il  ditino contro <strong>Grillo</strong>, che &#8220;ci ha fatto perdere&#8221; e &#8220;non  l’avevamo calcolato&#8221;. Sono tre anni che Beppe riempie le piazze e li  sfida su rifiuti zero, differenziata, no agli inceneritori e ai <em>Tav</em> mortiferi, energie rinnovabili, rete, acqua pubblica, liste pulite, e  loro lo trattano da fascista qualunquista giustizialista. Bastava  annettersi qualcuna delle sua battaglie, sganciandosi dal partito  Calce&amp;Martello e dando un’occhiata a <strong>Obama</strong>, e lui  nemmeno avrebbe presentato le liste. Bastava candidare gente seria e  normale, fuori dal solito lombrosario, come a Venezia dove il professor <strong>Orsoni</strong> è riuscito addirittura a rimpicciolire <strong>Brunetta</strong>. Ma  quelli niente, encefalogramma piatto.</p>
<p>Come dice <strong>Carlo Cipolla</strong>, diversamente dal mascalzone  che danneggia gli altri per favorire se stesso, lo stupido danneggia sia  gli altri sia se stesso. Ecco, ci siamo capiti. Ce n’è abbastanza per  accompagnarli, con le buone o con le cattive, alle loro case (di  riposo). Escano con le mani alzate e si arrendano. I loro elettori,  ormai eroici ai limiti del martirio, gliene saranno eternamente grati.﻿</p>
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		<title>Rai per una notte in diretta sul mio blog</title>
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		<pubDate>Thu, 25 Mar 2010 15:23:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Eric Festa</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Questa sera appuntamento con Rai Per Una Notte, il programma di informazione a sostegno della libertà d’informazione condotto da Michele Santoro in diretta dal Paladozza di Bologna. Una versione &#8216;speciale&#8217; del suo AnnoZero con tanti ospiti: Marco Travaglio, Giovanni Floris, Riccardo Iacona, Milena Gabanelli, Daniele Luttazzi, Elio e le storie tese, Antonello Venditti, Sabina Guzzanti..e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Questa sera appuntamento con Rai Per Una Notte, il programma di informazione a sostegno della libertà d’informazione condotto da Michele Santoro in diretta dal Paladozza di Bologna. Una versione &#8216;speciale&#8217; del suo AnnoZero con tanti ospiti: Marco Travaglio, Giovanni Floris, Riccardo Iacona, Milena Gabanelli, Daniele Luttazzi, Elio e le storie tese, Antonello Venditti, Sabina Guzzanti..e tanti altri! Interverrà anche Roberto Benigni con un contributo video.</p>
<p>Sarà possibile guardare Rai Per Una Notte in diretta su <a href="http://www.current.com" target="_blank">Current TV</a>, <a href="http://www.skytg24.it" target="_blank">SkyTG24</a>, <a href="http://www.rainews24.rai.it" target="_blank">RaiNews24</a>, <a href="http://tv.repubblica.it" target="_blank">RepubblicaTV</a>, <a href="http://www.youdem.tv" target="_blank">YouDemTV</a> e tante altre televisioni locali. Si potrà inoltre seguire la serata anche via radio sintonizzandosi sulle frequenze di Radio Popolare Network. Sul <a href="http://www.raiperunanotte.it" target="_blank">sito ufficiale</a> della manifestazione potete vedere l&#8217;elenco in continuo aggiornamento delle televisioni e delle radio che trasmetteranno l&#8217;evento.</p>
<p>Ma quello che già si preannuncia come la manifestazione dell&#8217;anno verrà trasmesso in diretta soprattutto da centinaia di blog e siti tra cui <a href="http://tv.repubblica.it" target="_blank">Repubblica.it</a>, <a href="http://video.corriere.it" target="_blank">Corriere.it</a> e <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it" target="_blank">Il Fatto Quotidiano</a>.</p>
<p>Ovviamente dalle ore 21 di questa sera sarà possibile seguire la diretta web di Rai Per Una Notte anche qui sul mio blog!</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p style="text-align: center;"><img src="http://www.ericfesta.it/wp-content/uploads/2010/03/raiperunanotte350x300.jpg" /></p>
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		<title>Rai per una notte</title>
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		<pubDate>Wed, 17 Mar 2010 15:41:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Eric Festa</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img src="http://www.antefatto.it/immagini/blog/raixunanotte550X90.jpg" mce_src="http://www.antefatto.it/immagini/blog/raixunanotte550X90.jpg" usemap="#Map" border="0"><br />
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</p>
<p>Come tutti voi saprete, a seguito della decisione della <strong>Commissione di Vigilanza</strong> e del <strong>Consiglio di Amministrazione RAI</strong>, i programmi di approfondimento come <strong>Annozero</strong> e <strong>Ballarò</strong> sono stati sospesi, letteralmente <strong>censurati</strong> in nome della <em>par condicio</em>, fino a dopo le elezioni regionali. Ovviamente sulle televisioni private, cioè quelle di <strong>Berlusconi</strong>, si continua invece tranquillamente a (stra)parlare di politica osannando il capo!</p>
<p>Per protestare contro questa censura di regime, la <strong>Federzione Nazionale della Stampa</strong> e l&#8217;<strong>USIGRAI</strong> hanno deciso di organizzare <em><strong>Rai Per Una Notte</strong></em>, una manifestazione a sostegno della <strong>libertà d&#8217;informazione</strong> condotta da <strong>Michele Santoro</strong> che si terrà al Paladozza di Bologna il <strong>25 Marzo</strong> alle <strong>ore 21.00</strong>.</p>
<p>Si potrà seguire la manifestazione in streaming su internet, in televisione e alla radio, mentre chi vorrà partecipare di persona sarà il benvenuto, il Paladozza può contenere 6.000 persone!</p>
<p>Per questo importante evento Michele Santoro ha lanciato un appello alla rete:</p>
<blockquote><p><em>Cari amici,<br />
per realizzare la manifestazione-trasmissione di  Giovedì 25 Marzo dal  Paladozza di Bologna, giornalisti, cameraman,  elettricisti e operai  lavoreranno gratis.<br />
Il volontariato,  tuttavia, non basterà a coprire i costi necessari alla  realizzazione  dell’evento.<br />
Vi chiedo perciò di contribuire donando 2 euro e 50  ciascuno e mi auguro  che siate più di cinquantamila ad aiutarci a  realizzare la nostra  iniziativa.<br />
Raggiungere questo obiettivo sarà  la prima importante risposta alla  censura.<br />
Fate dunque girare questo  appello tra i vostri amici e  ringraziateli da parte mia per il loro  aiuto.</em></p>
<p><em>Michele Santoro</em></p></blockquote>
<p>Per tutte le info sulla manifestazione e per effettuare la donazione collegatevi al sito <a href="http://www.raiperunanotte.it" target="_blank">www.RaiPerUnaNotte.it</a></p>
<p>Spero anch&#8217;io, come Michele, che saremo in tanti: io ho dato il mio piccolo contributo&#8230;mi auguro che vogliate farlo anche voi!</p>
<p>Bisogna dimostrare che non tutti i cittadini italiani sono disposti ad accettare le pillole di regime dolce che questo <strong>governo antidemocratico</strong> e <strong>fascista</strong> cerca di farci ingoiare ogni giorno!</p>
<p><em>É arrivata l&#8217;ora di una <strong>Nuova Resistenza!</strong></em></p>
<p style="text-align: center;"><img src="http://www.ericfesta.it/wp-content/uploads/2010/03/raiperunanotte350x300.jpg" /></p>
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		<title>Senza leggi ad personam Berlusconi sarebbe in galera</title>
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		<pubDate>Sat, 27 Feb 2010 15:19:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Eric Festa</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Vi invito a leggere questo articolo di <strong>Peter Gomez</strong> e <strong>Marco Travaglio</strong> pubblicato  sul blog <a title="AnteFatto" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview('/outbound/article/http://antefatto.ilcannocchiale.it/2009/09/04/lutilizzatore_funzionante_e_al.html');" href="http://antefatto.ilcannocchiale.it/2010/02/27/mister_b_incassa.html" target="_blank">AnteFatto</a> il 27 Febbraio 2010:</p>
<p><em></em></p>
<p><strong>Grazie a ex Cirielli, indulto e lodo Alfano il premier ha evitato la condanna a 4 anni e 6 mesi.<br />
</strong><em><br />
</em>Senza tre leggi <em>ad personam</em>, fatte  apposta per lui e per <strong>Cesare Previti</strong>, ieri <strong>Silvio  Berlusconi </strong>sarebbe stato prelevato dalle forze dell’ordine e  accompagnato a San Vittore per scontare la pena dopo la condanna  definitiva per corruzione giudiziaria di <strong>David Mills</strong>.  Stessa sorte sarebbe toccata, con le opportune procedure di  estradizione, per il legale (si fa per dire) inglese. E’ questa –  checché ne dicano i tg e i giornali di regime – la traduzione in  italiano della sentenza della Cassazione che l’altroieri ha confermato  irrevocabilmente la colpevolezza di Mills per essere stato corrotto da  Berlusconi con 600 mila dollari in cambio di due false testimonianze nei  processi <em>All Iberian </em>e <em>Guardia di finanza</em>, e  dichiarando il reato prescritto da un paio di mesi. Basta riavvolgere il  nastro del processo per immaginarne l’esito finale e definitivo, al  netto della legge <em>ex <strong>Cirielli </strong></em>(2005),  dell’indulto extra-large (2006) e del “lodo” <strong>Alfano</strong> (2008).</p>
<p>Nel 2004 la Procura di Milano scopre, da una lettera di  Mills al suo commercialista, che il legale è stato ricompensato con 600  mila dollari da “Mr.B.” per le sue testimonianze reticenti. Il 26  novembre 2005 Mr.B. fa approvare in tutta fretta l’ex Cirielli, che  taglia la prescrizione per gli incensurati (cioè anche per lui e per  Mills): quella per la corruzione giudiziaria scende da 15 a 10 anni. E,  siccome la tangente a Mills risale al 1999-2000, il reato si prescriverà  non più nel 2014-2015, ma nel 2009-2010. Nell’ex Cirielli c’è anche una  norma che tutti definiscono salva-Previti, ma è anche salva-Berlusconi:  quella che consente agli ultrasettantenni di scontare la pena agli  arresti domiciliari. Norma approvata quando Previti ha 71 anni e  Berlusconi 69. Nel 2006 la Procura di Milano chiede e ottiene il rinvio a  giudizio di Berlusconi e Mills.<br />
L’Unione vince le elezioni e, come  primo atto in materia di giustizia, pensa bene di varare l’indulto più  ampio della storia d’Italia, con la scusa del sovraffollamento delle  carceri.</p>
<p>Nessuno dei trenta provvedimenti di clemenza varati in  50 anni di storia repubblicana includeva la corruzione. Il buonsenso  consiglierebbe di escluderla anche stavolta, anche perché in carcere non  c’è nessuno che sconti la pena per quel delitto. Ma il <em>diktat</em> di Forza Italia è chiaro: o si include la corruzione (anche giudiziaria)  o niente. Altrimenti Previti, condannato a 6 anni per corruzione  giudiziaria nel processo <em>Imi-Sir</em> e a 1 anno e mezzo nel  processo Mondadori, dovrebbe scontarne almeno 4 e mezzo ai domiciliari:  invece, con lo sconto di 3 anni per l’indulto, uscirebbe subito in  affidamento ai servizi sociali.<strong> Mastella </strong>e i vertici  dei partiti “liberi tutti” – <em>Ds</em>, Margherita, Verdi, <em>Sdi</em>,  Rifondazione e <em>Udc</em> – cedono all’istante a Forza Italia e a  fine luglio del 2006 approvano l’indulto <em>extra-large</em>.</p>
<p>Previti  esce dai domiciliari e torna libero. Tutti i condannati per delitti  commessi fino al 2 maggio 2006 avranno da spendere un buono-sconto di  tre anni. Nel 2008 il processo Berlusconi-Mills è agli sgoccioli. Ma il  12 aprile l’imputato principale torna per la terza volta a Palazzo Chigi  e vara subito la legge Alfano che immunizza le quattro alte cariche  dello Stato, cioè lui. Il Tribunale di Milano stralcia la sua posizione  in un processo separato, che viene congelato a settembre in attesa che  la Consulta esamini l’eccezione sull’incostituzionalità del “lodo”, e  seguita a processare il solo Mills. Che viene condannato a 4 anni e 6  mesi in primo e in secondo grado per essere stato corrotto da  Berlusconi.</p>
<p>Nell’ottobre 2009 la Corte costituzionale cancella il  lodo Alfano e il Tribunale di Milano rimette in pista il processo a  Berlusconi (che ricomincia oggi dinanzi a un collegio diverso da quello  che ha condannato Mills). Tutti attendono il verdetto della Consulta  perché, se assolvesse Mills, anche Berlusconi sarebbe salvo e non  dovrebbe più ricorrere ad altre leggi <em>ad personam </em>già in  gestazione (processo breve e/o legittimo impedimento come “ponte” verso  la soluzione finale: lodo Alfano costituzionale per alte cariche e  ministri o, in alternativa, ripristino dell’immunità parlamentare ).  L’altro ieri la Corte ha invece confermato che Mills (e dunque  Berlusconi) il reato l’ha commesso, tant’è che l’ha condannato a  risarcire la presidenza del Consiglio con 250 mila euro per i danni  arrecati all’imparzialità della giustizia. Quanto alla pena, non ha  potuto applicarla perché il processo è durato tre mesi di troppo: il  reato si è estinto a fine 2009.</p>
<p>Ora, senza la <em>ex Cirielli </em>il  reato si estinguerebbe nel 2014. Dunque Mills sarebbe stato condannato a  4 anni e 6 mesi. Senza il <em>lodo Alfano</em>, anche Berlusconi  sarebbe stato condannato a una pena almeno equivalente, se non  addirittura superiore in quanto corruttore. Senza l’indulto esteso alla  corruzione giudiziaria, entrambi i condannati non beneficerebbero dello  sconto di un terzo e sarebbero finiti in carcere. E, senza la norma  salva-ultrasettantenni contenuta nell’ex Cirielli, Berlusconi finirebbe  in carcere senza nemmeno poter chiedere i domiciliari. In più,  dall’altroieri, sarebbe interdetto in perpetuo dai pubblici uffici, pena  accessoria obbligatoria per legge in caso di condanna per questo tipo  di reato. Dunque la giunta per le elezioni e poi l’aula della Camera  dovrebbero dichiararlo decaduto da deputato e ineleggibile per sempre,  come hanno fatto tre anni fa per Previti. Mai come in questo momento,  Mr.B. deve rivolgere un pensiero riconoscente alla sua maggioranza e  anche al grosso della cosiddetta opposizione che, ciascuna secondo le  proprie possibilità, l’hanno salvato dalla galera.</p>
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		<title>Craxi al netto delle tangenti</title>
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		<pubDate>Mon, 25 Jan 2010 16:44:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Eric Festa</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Vi invito a leggere il testo integrale dell’intervento di Marco Travaglio pubblicato sul blog di Beppe Grillo e su Voglio Scendere il 18 Gennaio 2010: Buongiorno a tutti, siamo nel pieno delle celebrazioni di Bettino Craxi, mi sono un po’ stufato di ricordare le tangenti che prendeva, anche perché l’abbiamo già fatto in queste ultime [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Vi invito a leggere il testo integrale dell’intervento di <strong>Marco  Travaglio</strong> pubblicato sul blog di <a title="Beppe Grillo" href="http://www.beppegrillo.it/2010/01/passaparola_lun_50/index.html" target="_blank">Beppe Grillo</a> e su <a title="Voglio Scendere" href="http://voglioscendere.ilcannocchiale.it/2010/01/18/passaparola_del_18012010_alle.html" target="_blank">Voglio Scendere</a> il 18 Gennaio 2010:</p>
<p>Buongiorno a tutti, siamo nel pieno delle celebrazioni di Bettino  Craxi, mi sono un po’ stufato di ricordare le tangenti che prendeva,  anche perché l’abbiamo già fatto in queste ultime settimane e poi ci  viene autorevolmente raccomandato e stiamo aspettando tutti con ansia il  messaggio del Capo dello Stato, per celebrare degnamente il decennale  del latitante, che bisogna andare oltre le vicende giudiziarie e che  bisogna dare un giudizio politico, perché naturalmente un uomo politico  non può essere ridotto soltanto alle condanne e ai processi.</p>
<p><strong>La scalata al Partito Socialista</strong><br />
E’  vero, Craxi non ha avuto soltanto condanne e processi, Craxi è stato  anche altro: ha fatto politica, da questo punto di vista vale sempre la  vecchia battuta di Grillo, che nella Prima Repubblica di solito prendevi  un politico e, dopo un po’, diventava un ladro, mentre nella seconda di  solito prendi un ladro e dopo un po’ diventa un politico.  Certamente Craxi quando ha  iniziato a fare politica non l’ha fatta per rubare, ha cominciato a  rubare mentre faceva politica e su Il Fatto Quotidiano ho pubblicato  un’intervista del 93 di Fabrizio Cicchitto, che non era craxiano, era  socialista lombardiano, ma fu messo da parte nel Partito Socialista dopo  l’81, quando si scoprì che era iscritto alla Loggia P2. Cicchitto è un  raro caso di socialista espulso da Craxi, messo ai margini da Craxi per  indegnità morale e per la sua iscrizione alla P2 e infatti, rancoroso  nei confronti di Craxi per essere stato sbattuto fuori per dieci anni e  recuperato soltanto nel 92, Cicchitto nel 93 diede un’intervista &#8211;  pensate un po’ &#8211; a Augusto Minzolini, l’attuale direttore del TG1, che  all’epoca era cronista de La Stampa e, in quell’intervista, Craxi veniva  dipinto da Cicchitto come poco meno o poco più di un malfattore. Se la  trovo, ho qui Il Fatto di questi ultimi giorni, un piccolo brano ve lo  devo regalare, perché? Perché Cicchitto ricorda come Craxi scalò il  Partito Socialista quando, alla fine degli anni 70, sembrava che non ce  la dovesse fare a prendere il potere e poi invece ce la fece per  pochissimi voti e, disse Cicchitto, quei pochissimi voti se li era  comprati, aveva praticamente lanciato un’Opa sul Partito Socialista con  quali soldi? Eh, con i soldi del conto protezione, ossia con i soldi che  gli aveva pagato il Banco Ambrosiano, grazie ai buoni uffici di Licio  Gelli e di Roberto Calvi. Conseguentemente, se andate sul sito  antefatto, o ilfattoquotidiano.it la trovate integrale quell’intervista.  Cicchitto disse, “ quando scoprimmo che Craxi aveva questo ben di Dio  messo a disposizione sul conto svizzero, il famoso conto protezione, da  Licio Gelli e Roberto Calvi beh, capimmo che non ce l’avremmo fatta”.  Dice anche che Pietro Nenni gli mandò una lettera nella quale gli  intimava di dimettersi, a Craxi, ma che quella lettera fu fatta sparire:  lo dico, perché chi sta a Roma vede in questi giorni la città  tappezzata di manifesti in cui si vede Craxi giovane e Nenni vecchio con  il bastone. Il rapporto tra i due era appunto che il vecchio patriarca,  sdegnato nei confronti di Craxi, aveva mandato una lettera per  intimargli di dimettersi, lettera che poi è stata fatta sparire, ma in  quel partito l’abitudine a fare sparire molte cose era diffusa. Però ci  dicono che non ci sono soltanto le tangenti, c’è anche la politica, c’è  anche altro e conseguentemente, per dare un giudizio complessivo su  Craxi, bisogna valutare il suo ruolo politico: lo scrive ancora questa  mattina L’Ambasciatore Romano in uno dei suoi pezzi solitamente ambigui,  dove dà un colpo al cerchio e uno alla botte e penso che possiamo  benissimo parlare solo esclusivamente, oggi, della politica di Craxi,  per vedere se ha portato bene o ha portato male all’Italia: in fondo  stiamo parlando di un signore che ha imperversato nella politica  italiana per quasi venti anni come leader del partito, come ago della  bilancia dall’alto del suo 12 o 14% della politica italiana, come  Presidente del Consiglio tra l’83 e l’87 e come parlamentare fino al  1994, quando non si ricandidò perché sepolto sotto le vicende  giudiziarie e invece scappò all’estero.<br />
<span id="more-307"></span></p>
<p><strong>Il presidente del debito</strong><br />
Vediamoli,  dunque, questi grandi meriti politici che ha avuto Craxi al netto delle  tangenti, perché è un po’ ricattatorio questo modo di giudicare e di  dire che non bisogna pensare soltanto alle tangenti, ma anche alla  politica: intanto, se uno prende tangenti è un tangentaro e poi è chiaro  che anche il mostro di Firenze credo abbia offerto qualche brioches a  qualche bambino povero, o abbia aiutato qualche vecchina a attraversare  la strada, eppure rimane sempre il mostro di Firenze!<br />
In ogni caso cediamo pure a  questo ricatto e parliamo dei grandi meriti politici che, secondo  alcuni, ne farebbero un grande statista, paragonato addirittura a De  Michelis o a De Gasperi, o paragonato ieri sera da Claudio Martelli a  qualcosa di meglio rispetto a Berlinguer e dal Ministro Sacconi a un  genio praticamente, a un numero uno della politica italiana. Credo che,  stringi stringi, le uniche due cose positive che personalmente riesco a  intravedere in quei quasi venti anni di leadership nazionale Craxi le  abbia fatte quando si è opposto al nucleare e ha patrocinato il  referendum contro il nucleare e, in parte, quando ha dato un colpo  all’inflazione stroncando, smantellando la scala mobile.  Sul secondo punto il fine giustificava i mezzi forse, visto che avevamo  un’inflazione più vicina al 20% che al 10%, ma non dimentichiamo che  stroncare la scala mobile voleva dire sganciare lo stipendio, il salario  dei lavoratori dipendenti dal costo del lavoro e quindi, naturalmente,  hanno perso di potere d’acquisto gli stipendi dei lavoratori, tanto per  cambiare si è deciso di far pagare ai più poveri i disastri della  finanza pubblica, che non erano colpa loro, per dare uno scrollone ai  sindacati, che sicuramente avevano delle grosse responsabilità.  Quanto al nucleare, non so se avete notato, ma tutti i fans di Craxi di  oggi se la dimenticano quella faccenda del nucleare, del no dei  socialisti al nucleare, che poi portò al referendum che fu vinto dai  nemici del nucleare e infatti oggi tutti i fans di Craxi sono per il  nucleare e sorvolano sul fatto che Craxi era contro. Al di là di questo,  francamente non vedo nessun motivo per parlare di meriti politici, al  netto delle tangenti: cominciamo dal debito pubblico. Per fortuna, sia  pure nascosto in fondo a una pagina, a pagina 17 de Il Corriere della  Sera di giovedì, Salvatore Bragantini, economista molto in gamba, molto  esperto, ci ricorda che cosa ha fatto Craxi per il debito pubblico e  dice “ il caso Grecia ora tiene banco, ma è solo l’inizio, tutti i Paesi  dell’Eurozone a alto debito &#8211; si fa più presto a dire chi non c’è &#8211;  sono condizionati dai vincoli di Maastricht , svuotare i quali vorrebbe  dire silurare l’Euro. Non è loro preclusa solo la leva della politica  monetaria, anche lo spazio per quella fiscale si fa impervio, non c’è  una lira, i soldi (pochi) vengono spessi per pagare gli interessi sul  debito e quindi non c’è trippa per tagliare le tasse. Si può giostrare  solo a parità di gettito e la manovra è limitata dalle norme dell’Unione  Europea, per esempio per l’Iva. In questo frangente, cosa fare in  concreto per restare un grande Paese, senza farsi pian piano relegare  nella serie inferiore? Un’opinione pubblica disinformata potrebbe  reagire prendendosela con l’Europa, mentre in realtà ce la dobbiamo  prendere con noi stessi e, soprattutto, con chi oggi celebra Craxi.” E  ricorda, Bragantini, che “ il risanamento morale, utile in sé, darebbe  anche un robusto contributo a quello economico”, perché l’immoralità  pubblica, la corruzione pubblica che porta aumenti di spesa pubblica  sono, in realtà, all’origine del boom del nostro debito punto di  riferimento, che non è sempre stato alle stelle: ha cominciato a andare  alle stelle a partire dal 1980, cioè da quando imperò sull’Italia per  dodici anni il famoso Caf (Craxi, Andreotti, Forlani). Se ci fosse  ancora una classe dirigente degna del nome, anziché assistere in un  silenzio forse non imbarazzato, ma certo imbarazzante alla rivalutazione  di Bettino Craxi, questa classe dirigente ricorderebbe al Sindaco di  Milano, che vuole dedicargli una via o un parco, alcuni fatti stranoti  nelle metropoli straniere che ama frequentare la signora Moratti.  Lasciamo pure stare i gravi reati per cui Craxi è stato condannato e che  paiono divenuti trascurabili, c’è molto di più: sotto la guida politica  sua e di De Mita, che oggi non a caso ne canta le gesta, il nostro  debito pubblico è volato dal 60 al 120% del Pil, in dodici anni è  raddoppiato il rapporto tra debito e prodotto interno lordo; di qui il  macigno che tutt’ora grava sulle spalle del Paese e ne frena lo  sviluppo, sapete che quel debito lo paghiamo con 80 miliardi di Euro  all’anno di soli interessi. Nell’éscalation del debito ebbe il suo bel  peso l’aumento dei costi delle opere pubbliche dovuto alle tangenti,  scoperte grazie a Mani Pulite: quei costi, in seguito alle indagini,  crollarono di botto e chi allora accusò il colpo ce lo restituisce con  gli interessi. Nel 1992, quando crollò la Prima Repubblica sotto i colpi  delle tangenti e poi si travestì da Seconda Repubblica grazie a quel  grande gattopardo che è Berlusconi, un chilometro di metropolitana a  Milano costava 192 miliardi, nello stesso periodo a Amburgo un  chilometro di metropolitana costava 45 miliardi, meno di un quarto. In  quel periodo il passante ferroviario di Milano costava 100 miliardi a  chilometro e è stato realizzato in dodici anni; nello stesso periodo il  passante ferroviario di Zurigo è costato la metà, 50 miliardi a  chilometro, e ha richiesto la metà del tempo per i cantieri (sette anni,  anziché dodici). E’ così che nasce il boom del debito pubblico che,  nell’80, era il 60% del Pil, nell’83 era già il 70% del Pil, nell’83  Craxi diventa Presidente del Consiglio, ci rimane quattro anni, è il  governo più lungo della Prima Repubblica, in quei quattro anni il  rapporto tra debito e Pil passa dal 70 al 92% e, in termini liquidi, il  debito pubblico passa da 400 e qualcosa mila miliardi a un milione di  miliardi in quattro anni, gli anni del governo Craxi. Dopodiché, negli  anni dei governi Goria e De Mita, il rapporto debito /Pil balza  ulteriormente dal 92 al 118%, che è il valore che ha praticamente oggi,  perché abbiamo avuto qualche anno di risanamento grazie alle politiche  del centrosinistra, soprattutto dei Ministri Ciampi e Padoa Schioppa e  poi abbiamo avuto invece lo sfondamento del centrodestra che, guarda  caso, ha affidato l’economia nelle mani degli stessi che collaboravano  con Craxi ai tempi in cui veniva scavato il grande buco del debito  pubblico: oggi la nostra economia è nei mani dei Tremonti, dei Brunetta e  dei Sacconi, cioè degli stessi consulenti economici di Craxi e De  Michelis, che all’epoca stavano scavando quel gigantesco buco che ancora  non siamo riusciti a riempire. “Craxi politicamente ebbe ragione su  diversi punti: per esempio, sulla scala mobile e, chi era privo di  paraocchi ideologici lo vide subito”, scrive ancora Bragantini, “ma non  uscì di scena solo per i reati: soprattutto perché ci stava trascinando  nell’abisso. Non era il solo, ma la sua riabilitazione, oltre a  reiterare il teorema per cui la magistratura rossa dà la caccia ai  politici, sancisce anche ufficialmente l’inanità del tentativo di  sfuggire a ruberie e malgestione, è questa la cosa più grave e dà il  senso di un Paese che ha smarrito con la memoria la bussola  dell’interesse generale. Tutti quelli che nelle aziende esportatrici si  dannano a recuperare la competitività perduta dovrebbero pensarci bene,  prima di avallare con il silenzio la restaurazione. Se poi Milano dovrà  davvero scegliere una via da dedicare a Craxi, cambiamo nome a quella  oggi intitolata Giorgio Ambrosoli: daremmo icasticamente l’idea di come  ci siamo ridotti e del futuro che ci stiamo preparando”, scrive il  grande Bragantini, seminascosto in fondo a pagina 17 de Il Corriere  della Sera.</p>
<p><strong>Craxi e le partecipazioni statali</strong><br />
Vediamo  altri meriti dello statista Craxi: ricorderete, per esempio, le  partecipazioni statali, erano le imprese dello Stato, ce ne era una in  particolare che si chiamava Sme e perdeva migliaia di miliardi ogni anno  per produrre panettoni e pomodori pelati di Stato.<br />
Era la grande Finanziaria  alimentare dell’IRI, che conteneva nella sua pancia i marchi di Motta,  Alemagna, Cirio e era gestita dai partiti, quindi era gestita con i  piedi e noi, ogni anno, ripianavamo i buchi della Sme: ecco perché Prodi  saggiamente, nel 1984, decide di privatizzarla, la mette sul mercato,  chiede se c’è qualche privato disposto a prendersi quel carrozzone  puzzolente e maleodorante. Ebbene, si fa avanti la Buitoni, unica  offerente, la Buitoni di De Benedetti: Craxi per ragioni politiche,  ossia perché odiava De Benedetti, decide di bloccare la privatizzazione  della Sme, incaricando Berlusconi, Barilla e Ferrero di, obtorto collo,  presentare una controfferta rispetto a quella della Buitoni, per altro  fuori tempo massimo, in modo da mandare a monte il preaccordo che la  Buitoni ha stipulato con l’IRI. Risultato: va tutto a catafascio, la Sme  rimane nelle partecipazioni statali e gli italiani per anni hanno  continuato a ripianare migliaia di miliardi di debiti a quell’azienda  pluridecotta , che Prodi saggiamente aveva trovato a chi affidare per  liberare lo Stato da quel bubbone purulento. Questo sarebbe il  modernizzatore, uno che non ha mai privatizzato neanche un canile: io  non sono un fanatico delle privatizzazioni, ci sono cose che debbono  rimanere pubbliche, ma i panettoni di Stato e i pomodori pelati forse  potevano essere privatizzati e gestiti meglio! Craxi si opposte e perché  si oppose? Perché le partecipazioni statali erano delle aziende che  venivano gestite dagli uomini dei partiti, la DC e il PSI e i partiti  usavano le aziende pubbliche come vacche da mungere, le depredavano per  rubare, venivano finanziati da aziende pubbliche anche se era vietato  dalla legge che essi stessi avevano approvato nel 74: quella del  finanziamento pubblico dei partiti, che consentiva ai partiti di  ricevere contributi da aziende private, ma non da aziende pubbliche. E  invece Craxi usava le partecipazioni statali come se fossero il cortile  di casa sua: ci metteva i suoi uomini, il famoso Di Donna, i famosi  Cagliari, Bitetto, Necci e poi ciucciava i soldi, questa è la ragione  per cui alimentò l’impresa pubblica anche laddove non se ne sentiva il  bisogno, perché rubavano i soldi pubblici dalle aziende pubbliche.  Pensate alla RAI, pensate a che cosa era la RAI nel periodo della  lottizzazione più  feroce dei partiti: si dirà “ c’è anche adesso”, sì,  ma non è una buona ragione per dire che era buono quello che facevano  allora o per dire che, dato che si fa male adesso, allora va bene tutto,  la RAI ha cominciato a diventare &#8211; e ne sa qualcosa Beppe Grillo, tra  l’altro &#8211; una protesi dei partiti proprio in quegli anni, quando tra  l’altro non c’erano più neanche grandi partiti che segnalavano grandi  personalità, come era accaduto nel passato in televisione, ma c’erano  partiti che segnalavano mezze calzette, le loro amanti, i loro amici, i  loro portaborse etc., per ottenere in cambio quello che avete visto  ancora l’altra sera da Giovanni Minoli. La stessa cosa accadde nel  settore televisivo privato: se oggi non abbiamo un libero mercato nella  televisione privata, se oggi non abbiamo un antitrust nella televisione  privata, se oggi abbiamo una mostruosa concentrazione nelle mani del  signor Berlusconi, lo dobbiamo a Bettino Craxi, che cominciò a salvarlo  con i due famosi decreti dell’84, quando i pretori tentarono di fare  rispettare la legge a Berlusconi e Craxi neutralizzò le ordinanze dei  pretori con due decreti chiamati Berlusconi e poi, nel 1990, quando  perdemmo la grande opportunità di avere una legge antitrust sulla  televisione, perché la Legge Mammì alla fine diventò una fotografia del  trust esistente, tre reti aveva Berlusconi e tre reti potè tenersi vita  natural durante. A chi lo dobbiamo tutto questo? A Craxi, il grande  modernizzatore che ha creato il più mostruoso monopolio, soltanto perché  il monopolista era il suo amichetto che gli pagava 21 miliardi, o forse  di più, 21 sono stati trovati, estero su estero. Ecco perché la  corruzione non può essere disgiunta dall’azione politica, perché queste  scelte politiche venivano fatte da uno che poi si faceva pagare: ecco  perché il corrotto non è staccabile dall’attività politica, perché la  corruzione richiede qualcosa in cambio e quel qualcosa in cambio erano  le politiche che hanno ridotto l’Italia a un Paese pseudosovietico, per  quanto riguarda la televisione, visto che abbiamo il potere politico che  controlla la televisione e questo è cominciato grazie a Craxi, il  berlusconismo lo dobbiamo a Bettino Craxi.  La stessa cosa è accaduta nell’editoria quando, raccomandato da Craxi,  Berlusconi si impossessò della Mondadori e si impossessò della Mondadori  grazie a magistrati romani che facevano parte dell’harem di Cesare  Previti e da dove viene Cesare Previti? Dal Partito Socialista, era  Consigliere di amministrazione di Alenia, ai tempi in cui l&#8217;Alenia era  un feudo socialista, tutto si tiene.. il giudice Squillante, il giudice  che aveva 9 miliardi sui conti svizzeri, il giudice corrotto da Previti,  anche se poi l’ha fatta franca grazie alla prescrizione, ebbene il  giudice Squillante era il consigliere giuridico di Craxi a Palazzo  Chigi, un giudice con i conti all’estero comunicanti con i conti di  Previti e della Fininvest. Ecco perché a Roma i processi non si facevano  mai e Craxi fu beccato dalla Procura di Milano: perché a Roma i giudici  erano capitanati &#8211; capo dei G.I.P. &#8211; da Renato Squillante, consulente  giuridico di Craxi, pappa e ciccia con Craxi, ecco perché la corruzione  non può essere disgiunta dalla politica! Pensate soltanto alle politiche  sulla droga che ha fatto Craxi: la prima legge proibizionista in  materia di droghe è proprio la legge che fu fatta, la famosa Iervolino  /Vassalli, che fu imposta da Craxi, che poi era legato ai peggiori  personaggi delle comunità, da Don Gelmini a Muccioli, vengono tutti di  lì, dal craxismo. La penalizzazione delle droghe anche leggere, il  proibizionismo più retrivo, pensate all’imbarcata di extraparlamentari  di sinistra che fece il Partito Socialista, che si importò i Boato, i  Liguori, i Sofri, tutti socialisti erano diventati quando lotta continua  chiuse i battenti! Pensate alla politica istituzionale di Craxi, che  lanciò per primo il presidenzialismo, l’elezione diretta del Presidente  della Repubblica, perché naturalmente la voleva disegnare sulle proprie  caratteristiche, voleva diventare Presidente della Repubblica con il  plebiscito, è lui che ha cominciato a picconare la Costituzione, è lui  che per primo, nel 1980, insieme a Giulano Amato, suo degno consulente  su queste questioni, ha lanciato la proposta della grande riforma: che  cosa era la grande riforma? Era la trasformazione dell’Italia in una  Repubblica presidenziale craxiana, è lui che ha cominciato a diffondere  il virus dell’ostilità ai valori costituzionali e è lui il primo  politico importante del governo a attaccare in Parlamento la  magistratura. Oggi ci sembra normale che i politici attacchino la  magistratura, non fanno niente altro: all’epoca non si usava, i  democristiani se ne guardavano bene, chi aveva fatto parte della  Costituente e aveva mantenuto quella tradizione si guardava bene dal  delegittimare gli altri poteri, mica per ragioni di onestà di  impeccabilità, per ragioni di autoconservazione. Se un potere comincia a  distruggere gli altri, gli altri distruggeranno quel potere lì, il  potere non può delegittimarsi, le istituzioni tra loro non si possono  delegittimare, Craxi fu il primo a rompere il galateo istituzionale e  costituzionale e quando cominciò a attaccare i magistrati? Quando fu  arrestato per reati valutari nei primi anni 80 Roberto Calvi, il  responsabile del più grave crack della storia d’Europa prima del crack  Parmalat, ovviamente, il crack dell’Ambrosiano, che mandò sul lastrico  migliaia, migliaia e migliaia di famiglie e Craxi, invece di ringraziare  i magistrati, che avevano beccato il bancarottiere Calvi, il quale  aveva depredato le casse dell’Ambrosiano per compiacere la mafia, la P2 e  tutto quel giro losco che c’era intorno, Craxi attaccò i giudici in  Parlamento, dicendo che rovinavano l’economia! Cioè l’economia, che era  stata appena rovinata dal più grave crack mai visto nella storia  d’Italia, veniva rovinata dai giudici che avevano scoperto il crack e il  colpevole del crack: questo fu un attacco violentissimo, che segnò una  rottura, molti che prima votavano socialista non votarono più  socialista, quando sentirono che Craxi difendeva Calvi e poi si scoprì  perché Craxi difendeva Calvi, perché in Svizzera, sul conto protezione,  Calvi gli aveva appoggiato, grazie ai buoni ufficio di Licio Gelli, una  mazzettona di una decina di miliardi dei primi anni 80, una cifra  spropositata! Ecco perché ancora una volta la corruzione non può essere  disgiunta dall’attività politica: perché Craxi difende un figuro come  Calvi? Perché prendeva i soldi da Calvi! La gestione interna del  partito, l’insofferenza del dissenso, il partito cesarista, il partito  mussoliniano nella Repubblica italiana l’ha inventato Craxi, il quale  espelleva gli oppositori e reprimeva il dissenso interno: nel 1981 ha  cacciato gente onesta e perbene, oltre che grossi intellettuali come  Codignola, Bassanini, Enriquez Agnoletti, Leon, Veltri e altri dirigenti  chiamandoli “ piccoli trafficanti della politica”: pensate, Craxi che  dà del piccolo trafficante della politica a gente onesta, accusandola di  intelligenza con il nemico! Non si sa chi fosse il nemico, perché li ha  cacciati? Perché avevano sollevato la questione morale, la stessa  questione morale che aveva sollevato Berlinguer dopo che, nelle liste  della P2, erano stati trovati molti socialisti craxiani e lombardiani,  nel caso di Cicchitto. Pensate ai faccendieri che si aggiravano  nell’éntourage di Craxi, ora la figlia pietosamente dice “ mio padre si  fidò delle persone sbagliate, che tradirono la sua fiducia”: certo, era  uno sprovveduto, un ingenuo! E’ stato subornato, era circondato da  un’associazione per delinquere e non se ne era accorto, l’ingenuo Craxi!  Faccio dei nomi, eh: Gelli, Calvi, Tradati, Troielli, Gianlombardo, De  Toma, Bitetto, Mac Di Palmestein, Cusani, Larini, Fiorini, Parretti,  Cagliari, Zampini, Biffi Gentili, Mario Chiesa, Maurizio Raggio,  Francesco Cardella. Fate qualche ricerchina su Internet con questi nomi e  vedrete che pedigree viene fuori di ciascuno di essi! Erano tutti  nell’éntourage di Craxi, ne fosse mancato uno! Uno dice “ va beh, Gesù  Cristo è stato tradito da Giuda”, sì, ma uno su dodici era, qui trovarne  uno su venti che non fosse un mascalzone! Senza ricordare,  naturalmente, che cosa era diventata l’assemblea socialista,  quest’organismo pletorico che si riuniva nei palasport e dove svettavano  riccastri, pervénus da mazze, mignotte: sono i famosi ladri e ballerine  di cui parlava Formica, che adesso evidentemente se ne è dimenticato,  tant’è che ieri pare che abbia baciato addirittura la scrivania dove  Craxi compilava le sue veline ricattatorie e mandava in fax in Italia  per rovinare la reputazione di quelli che diceva che l’avevano tradito.  Pensate che Craxi riuscì persino a candidare al Parlamento Gerri Scotti e  Massimo Boldi: voi direte “ Massimo Boldi quello lì?”, esattamente  quello lì! Questa era la nuova classe dirigente dello statista  modernizzatore, Massimo Boldi, detto anche Max Cipollino, questa è la  classe dirigente del grande statista anticipatore di Tony Blair, come  ieri sera ci ha detto Sacconi! Per non parlare naturalmente di Giuliano  Ferrara, Budget Bozzo etc., insomma non si è fatto mancare niente, tutte  persone altamente equilibrate!</p>
<p><strong>Craxi e la politica esterea</strong><br />
Prendiamo  la politica estera: per quanto riguarda la politica estera Craxi, che  viene dipinto come un fedele atlantista, uno anticomunista, uno ancorato  all’occidente e quindi quello che aveva fatto la scelta giusta tra  l’est e l’ovest, mentre l’Unione Sovietica voleva colpire etc., gli  euromissili e tutta la retorica che si fa sugli euromissili, Craxi è  quello che fa entrare nel Parlamento italiano Yasser Arafat con la  pistola nel cinturone, non lo disarmano neanche, non lo perquisiscono  neanche prima di farlo entrare in Parlamento e, quando qualcuno  protesta, lui dice che Arafat è come Mazzini e Garibaldi, Arafat come  Mazzini e Garibaldi!<br />
Il capo di un’organizzazione che,  in quel periodo, era ancora un’organizzazione terroristica, che faceva  gli attentati negli aeroporti e sequestrava le navi, come poi successe  qualche anno dopo con l’Achille Lauro, che non aveva ancora neanche  riconosciuto il diritto all’esistenza dello Stato di Israele, questo  sarebbe quello che le aveva azzeccate tutte! Quando l’Inghilterra andrò a  riprendersi le isole Falkland, che i generali argentini, i dittatori  fascisti militari argentini erano andati a occupare per distrarre  l’opinione pubblica dalla crisi economica dell’Argentina e la Thatcher  andò a riprendersi le Faulklands, indovinate un po’ con chi si schierò  l’Italia, grazie al governo Craxi: con la democrazia inglese, o con i  dittatori argentini? L’Italia fu l’unico Paese in Europa alleato ai  generali argentini, quelli che sterminavano gli oppositori lanciandoli  dagli aerei in quota, quelli che fecero i desapareçidos, noi eravamo  alleati con quella gentaglia lì, grazie a Craxi che aveva visto giusto!  Noi ci siamo alleati con un tiranno lurido, sanguinario come Siad Barre,  il tiranno della Somalia, missioni continue dei vari Pilliteri,  Boniver, Francesco Forte, che andavano a portare denaro pubblico a  questo delinquente: con la scusa della cooperazione con il terzo mondo  abbiamo foraggiato per anni questo tiranno sanguinario. Quando poi è  stata rapita la nave Achille Lauro, adesso voi sentite raccontare che ci  fu l’episodio di Sigonella, dove Craxi gliela fece vedere agli  americani: per l’amor del cielo, fargliela vedere agli americani quando  sbagliano è sacrosanto, ma non è quello che è successo a Sigonella;  tutti dimenticano che cosa è successo a Sigonella, raccontano solo la  prima parte della storia, un commando di terroristi dell’Olp, capitanato  da Yasser Arafat &#8211; la frangia era uno delle organizzazioni che  componevano l’Olp e era il Fronte Popolare di Abu Abbas &#8211; sequestrò  questa nave nel Mediterraneo, dopodiché ci fu una trattativa con la  mediazione di Mubarak, Presidente egiziano e, alla fine, i terroristi  decisero di riconsegnare la nave e gli ostaggi in cambio della impunità  per il loro capo, questo fu l’accordo segreto, il capo era Abu Abbas,  che si era spacciato per un mediatore e poi si scoprì che era il capo  della banda e che, per di più, questa banda, che aveva garantito di non  aver ucciso nessuno, aveva ucciso un ebreo paralitico, Lion Klingoffer,  che se ne stava in carrozzella e che fu preso, assassinato e buttato giù  dalla nave, tant’è che sulla chiglia dell’Achille Lauro c’era una bava  di sangue, era il sangue di questo anziano ebreo che era stato ucciso in  quanto ebreo e in quanto americano. Una cosa oscena che, quando la si  scoprì, doveva evidentemente imporre al governo italiano di prendere  l’intero commando, da Abu Abbas a tutti gli esecutori materiali, e  assicurarlo alla giustizia italiana, perché quel delitto era avvenuto su  una nave italiana e quindi le navi italiane sono territorio italiano  anche quando navigano in acque internazionali. Reagan, con una cow  boyata, come la chiamò Montanelli, tentò di prelevare il commando nella  base americana di Sigonella, in territorio italiano e di portare i  terroristi per processarli in America, perché avevano ammazzato un  americano. Giustamente Craxi disse “ no, li processiamo noi”: fin lì va  bene, il problema è quello che succede dopo, ossia il gioco delle trae  carte, per cui una volta assicurato agli americani che i terroristi li  processavamo noi, Abu Abbas è stato preso, caricato su un aereo dei  servizi segreti italiani, mandato a Belgrado dal maresciallo Tito e da  Belgrado è stato regalato in omaggio al regime di Saddam Hussein, che ha  ospitato Abu Abbas a Baghdad  fino al giorno in cui c’è stata la guerra  nel 2003, quando Abu Abbas è stato trovato morto, non si è ben capito  in quali circostanze. Questo abbiamo fatto: abbiamo fatto scappare il  capo dei terroristi che avevano assassinato un ebreo paralitico inerme,  altro che il gesto coraggioso di Sigonella! Abbiamo fatto scappare un  terrorista e l’abbiamo restituito al suo legittimo proprietario, che era  Saddam Hussein e tutti quelli che oggi celebrano Craxi sono quelli che  hanno voluto che l’Italia partecipasse alla guerra in Iraq e sono tutti  quelli che dicono di essere contrari al terrorismo, però difendono un  signore che appoggiava e salvava i terroristi assassini! Pensate alla  gestione del caso Moro: nel caso Moro fu presa una linea sacrosanta da  parte delle autorità italiane, ossia non trattare con le brigate rosse,  perché se tratti una volta i brigatisti sapranno che, ogni volta che  faranno un ostaggio, lo Stato si calerà le brache e quindi non c’è più  Stato, se lo Stato tratta con i brigatisti e infatti la Democrazia  Cristiana e il Partito Comunista decisero che non bisognava trattare,  grazie al governo Andreotti e all’oppositore.. anzi, scusate, in quel  momento era il governo sostenuto dalle astensioni del Partito Comunista e  quindi, grazie all’astenuto PC di Berlinguer, la linea di Zaccagnini,  segretario della DC, e di Berlinguer, segretario del PC , nonché di Ugo  Lamalfa. Sapete chi è l’unico segretario dei partiti di maggioranza che  invece voleva trattare con le brigate rosse? Era Craxi e oggi, tutti  quelli che dicono “ non si tratta con i terroristi” etc. etc., celebrano  un signore che rivendicava la trattativa con le brigate rosse, cioè  liberare dei terroristi in cambio della vita di Moro! Una cosa che  avrebbe messo definitivamente in ginocchio lo Stato italiano e avrebbe  segnato la vittoria politica delle brigate rosse.  Concludo con quello che faceva Craxi nei confronti della stampa libera e  degli intellettuali: diciamo che è stato il politico &#8211; prima che  arrivassero Berlusconi e anche D’Alema, in un certo qual  modo &#8211; più  feroce nei confronti della stampa libera e più insofferente nei  confronti delle critiche: “intellettuale dei miei stivali” disse, quando  Galli Della Loggia si permise una critica e, quando Alberto Cavallari,  direttore de Il Corriere della Sera, scrisse che lui tra i ladri e le  guardie stava dalla parte delle guardie &#8211; Cavallari era il direttore de  Il Corriere della Sera che aveva bonificato il corriere dopo la P2 &#8211;  Craxi lo denunciò, una cosa che fece epoca, perché all’epoca non si  usava intimidire i giornalisti con continue denunce come si fa adesso,  lo denunciò e lo fece condannare a un risarcimento di 500 milioni.  Dopodiché purtroppo Cavallari non ebbe la possibilità di essere  riabilitato, cioè di vedere le prove di ciò che lui aveva scritto su Il  Corriere della Sera a metà degli anni 80, perché un giorno arrivò il  momento in cui si scoprì che veramente Craxi era un ladro, soltanto che  lui nel frattempo aveva dovuto pagare il risarcimento, era stato  condannato e era morto. Ecco perché oggi forse bisognerebbe dedicare una  via di Milano a Cavallari e non a Craxi, perché è stato un grande  giornalista che aveva visto giusto, come tanti altri avevano visto  giusto su Craxi, prima che arrivassero le prove nelle mani della  magistratura. Passate parola e continuate a seguire Il Fatto Quotidiano,  che questa settimana lancerà probabilmente una specie di referendum tra  i lettori per scegliere, invece, gli esempi positivi: li prenderemo  sicuramente tra quelli che avete visto nel calendario dei santi laici,  che è stato distribuito anche quest’anno insieme con il blog di Beppe  Grillo. Passate parola, buona settimana.</p>
<p><strong>Precisazione di Marco Travaglio</strong><br />
Grazie ad alcuni amici del blog, mi sono accorto di aver detto una  sciocchezza: Abu Abbas, mandante del commando che sequestrò l&#8217;Achille  Lauro e assassinò Leon Klinghoffer, fu spedito da Craxi a belgrado, e di  lì all&#8217;Irak di Saddam Hussein, ma a Belgrado non c&#8217;era più il  maresciallo Tito, morto da tempo. Me ne scuso con tutti.</p>
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		<title>Via Craxi? No grazie!</title>
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		<pubDate>Fri, 22 Jan 2010 15:19:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Eric Festa</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Vi invito a leggere il testo integrale dell’intervento di Marco Travaglio pubblicato sul blog di Beppe Grillo e su Voglio Scendere l&#8217;11 Gennaio 2010: Buongiorno a tutti, qualcuno forse si aspetta che oggi parli della faccenda di Rosarno: no, non ne parlo, dico soltanto una cosa, non credo che ci sia bisogno di qualche spiegazione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Vi invito a leggere il testo integrale dell’intervento di <strong>Marco Travaglio</strong> pubblicato sul blog di <a title="Beppe Grillo" href="http://www.beppegrillo.it/2010/01/passaparola_lun_49/index.html" target="_blank">Beppe Grillo</a> e su <a title="Voglio Scendere" href="http://www.voglioscendere.it/2010/01/11/passaparola_11012010_diretta_a.html" target="_blank">Voglio Scendere</a> l&#8217;11 Gennaio 2010:</p>
<p>Buongiorno a tutti, qualcuno forse si aspetta che oggi parli della faccenda di Rosarno: no, non ne parlo, dico soltanto una cosa, non credo che ci sia bisogno di qualche spiegazione o di qualche retroscena, è  una vicenda che.. raramente in Italia se ne è vista una più chiara, più lampante, più già spiegata, più evidente nelle sue ragioni. Sono ragioni, naturalmente, che non appartengono né alla destra né alla sinistra, dipendono proprio da un fatto, secondo me, mentale e culturale di quel nuovo razzismo italiano con il quale non abbiamo mai voluto fare i conti e che, invece, trovate per le strade di Rosarno, trovate in certe parti del nord, del centro, del sud e che trovate anche ben raccontato nell’ultimo libro di Gianantonio Stella, “ Negri, froci etc.”, che vi consiglio.</p>
<p><strong>Lo schiavismo era meglio</strong><br />
E è un fatto di rimozione, noi stiamo sentendo in televisione e leggendo sui giornali del nuovo schiavismo, ma non c’è nessun nuovo schiavismo, nel senso che lo schiavismo era qualcosa di nobile al confronto di quello che è successo a Rosarno e di quello che succede spesso dalle nostre parti, perché gli schiavi intanto avevano uno stipendio fisso e una dimora fissa, quando c’era lo schiavismo; questi prendono qualcosa quando viene e poi devono pure pagare il pizzo, inoltre chi li fa lavorare, oppure chi utilizza e beneficia del loro lavoro pretende che scompaiano nel momento in cui smettono di lavorare e ricompaiano nel momento in cui ricominciano a lavorare.<br />
Quindi, invece di fare delle politiche per dare una stabilità a queste persone, una stabilità giuridica con la cittadinanza e una stabilità esistenziale, con un alloggio, un vitto, la regolarizzazione dei contratti, la pensione e tutto quanto fa stare mediamente tranquillo un lavoratore, niente, questo non esiste, devono lavorare. Questo non è schiavismo, questa è una concezione zoologica della persona umana, del lavoratore e credo avesse molta ragione Ezio Mauro ieri sera, quando da Fabio Fazio ha detto “ chissà dove è la sinistra in questa vicenda. Chi la sente? Che voci ha? Che cosa ha da dire su una faccenda del genere?”, la destra lo sappiamo come crede di risolvere questo problema: spostandoli, prendendoli, caricandoli e spostandoli da un’altra parte, come se questo fosse il modo di risolvere la situazione, dopo aver lasciato prosperare e anzi, avendo favorito le cosche della mafia e anche della ‘ndrangheta, che stanno anche dietro a questa vicenda, perché il pizzo le bestie e non gli schiavi lo dovevano pagare alla ‘ndrangheta, ovviamente. Il governo, dopo aver lasciato incancrenire e prosperare questa piaga purulenta, insieme a una regione governata per metà dai netti e per metà dai malavitosi, la Calabria, 35 Consiglieri Regionali indagati su 50, il 66%, pensa di risolvere il problema, questa classe politica, da un lato tacendo il centrosinistra o balbettando frasi fatte e, all’altra parte, con gli sgomberi, come se spostare il problema da un’altra parte risolvesse il problema stesso: il problema rimane, anche perché lì ci saranno nuove bestie da soma che verranno reclutate per fare i lavori che prima facevano quelle che sono state spostate e, dall’altro lato, quelle che sono state spostate da qualche parte dovranno andare.<br />
Naturalmente poi leggete sui giornali “bisogna espellerli”, sì, sì, sono decenni che sentiamo che bisogna espellere i clandestini e poi ne abbiamo già parlato e conseguentemente non voglio tediarvi, ma sapete benissimo che le espulsioni sono finte e, quando sentite parlare di 40. 000 espulsi nell’ultimo anno, sono tutte balle, sono persone cui viene dato il foglio di via, non sono persone che vengono caricate sui charter e riportate ai loro Paesi, anche perché non si sa quali siano i loro Paesi, molto spesso, e anche perché soprattutto i charter costano. E le nostre forze di Polizia, che dovrebbero occuparsi di queste cose, non hanno i soldi neanche per uscire dalle Questure o dalle caserme, perché le macchine o sono rotte o, quando non sono rotte, sono senza benzina. Chiusa la parentesi, per dire che purtroppo non c’è niente da dire in più in questa storia, perché è molto chiara.</p>
<p><strong>Grazie alla manifestazione &#8220;No a Via Craxi&#8221;</strong><br />
Vorrei invece dire che bisogna ringraziare quelle centinaia di persone che sabato hanno manifestato a Milano, in Cordusio, contro l’intitolazione di non si sa bene se un parco o una strada, o una piazza, o un vicolo, chissà che cosa, a Bettino Craxi, sfidando il diluvio. Intanto bisogna ringraziare Piero Ricca per aver promosso questa manifestazione, insieme a tutti gli altri che poi vi hanno partecipato.<br />
Perché dico questo? E’, come dice il figlio di Craxi, una manifestazione maramalda, perché se la prende con un morto? Naturalmente no, devo dire che, se dipendesse da noi, Craxi riposerebbe in pace da dieci anni: il problema è chi continua a resuscitarlo nella speranza di farne un uso politico non per i morti, ma per i vivi. L’altro giorno ho intervistato Barbara Spinelli per Il Fatto Quotidiano e lei ha detto una cosa secondo me molto saggia, ossia che quello che rivela questa ansia di riabilitare Craxi non è il gusto necrofilo di parlar bene di un morto, ma è il tentativo &#8211; aggiungo io &#8211; mascalzonesco di utilizzare un morto per sdoganare e nobilitare i vivi; se Craxi, pregiudicato per corruzione e finanziamento illecito, è un grande statista che va celebrato dieci anni dopo la morte, quindici anni dopo essere scappato latitante all’estero, beh, a maggior ragione il suo figlio prediletto, Silvio, esce come un gigante, nonostante le apparenze anche fisiche, perché esce come un gigante? Perché in fondo non è scappato, non è ancora scappato e Craxi era il corrotto e lui il corruttore. Quindi usano Craxi per nobilitare Berlusconi e, se questo centrosinistra si siederà al tavolo alla riabilitazione di Craxi, non ci sarà alcun motivo per il quale non possa sedersi anche al tavolo della riforma costituzionale e di tutte le riforme che verranno in mente a Berlusconi; del resto l’ha già fatto nel 97 e 98 con la bicamerale, quando lui, non loro, la fece poi saltare dopo due anni di inciuci.<br />
<span id="more-301"></span>C’è un sondaggio di Mannheimer per Il Corriere della Sera, dal quale emerge che ancora, nonostante quindici anni di bombardamento volto a farci credere che Craxi fosse un grande statista, ancora gli italiani in maggioranza non si sono fatti subornare e ancora la maggioranza degli italiani è contraria all’intitolazione di una strada a Craxi, perché ancora la maggioranza degli italiani lo ritiene un politico corrotto. La maggioranza di questi è di centrosinistra, nel centrodestra c’è una lieve maggioranza favorevole a Craxi, ma c’è un’importantissima minoranza che sfiora la metà degli elettori del centrodestra che di Craxi non vuole neanche sentirne parlare e sappiamo benissimo di chi si tratta, sono i leghisti, sono i missini, che si ricordano bene quello che sapevano, non quello che pensavano, quello che sapevano nel 92, 93 e 94, le manifestazioni a cui partecipavano e poi ci sono le persone perbene, perché ce ne sono sicuramente, un po’ tarde di comprendonio magari, ma le persone perbene che votano per Forza Italia, alle quali si può perfino raccontare che Berlusconi è un perseguitato, ma l’idea che lo fosse anche Craxi beh, questo non entra proprio in testa.<br />
Conseguentemente la faccenda Craxi è un’occasione d’oro per le opposizioni per mettere in crisi Berlusconi, lasciandolo solo insieme a quella poveretta della Moratti, a intestare le vie a Craxi, perché abbiamo sondaggi che dicono che non ne vuole sapere neanche la metà dei suoi elettori e metterlo in crisi di fronte alla metà dei suoi elettori non è mica una cosa da ridere. Del resto gli stessi sondaggi dicono che la stragrande maggioranza degli italiani e qui anche la maggioranza degli elettori del centrodestra non vogliono nessuna legge che risparmi i processi a Berlusconi e quindi, anche lì, il centrosinistra avrebbe un’autostrada di fronte a sé per mettere in crisi Berlusconi di fronte alla gran parte del suo elettorato, che l’ha votato affinché facesse le cose che aveva promesso, ma non l’ha votato per fare delle cose che, nel suo programma elettorale, non ci sono, perché il processo cosiddetto breve non c’è, il legittimo impedimento non c’è, l’altra riforma.. quale è più l’altra riforma? Aspettate, perché ne stanno facendo tre contemporaneamente.. ah, sì, certo, il Lodo Alfano costituzionale. Non c’è niente di tutto questo nel programma elettorale del centrodestra e quindi le leggi ad personam, che Berlusconi nega di star facendo e che in realtà sta facendo, sono un’ottima occasione per il centrosinistra e in realtà il centrosinistra proprio su queste sta calando le brache, soprattutto il PD, naturalmente, e inciuciando, come se questa grande maggioranza parlamentare che si sta creando intorno all’inciucio immunitario corrispondesse a una grande maggioranza del Paese: in realtà questi si stanno mettendo d’accordo per una cosa che la gente non vuole neanche sentire nominare, esattamente come l’80% votò a favore dell’indulto, contro il quale si schierava il 90% degli italiani. Furbi, questi qua del centrosinistra!</p>
<p><strong>L&#8217;oblio storico su Craxi</strong><br />
Appena ricevono un assist prendono la palla e la insaccano nella loro porta. Craxi, la riabilitazione di Craxi è prodromica all’operazione impunità. Nel sondaggio pro o contro la riabilitazione di Craxi mi ha molto colpito il fatto che, se non erro, un terzo delle persone intervistate o forse un quarto, una cifra enorme comunque, non si pronuncia, dicendo “ non so niente di Craxi”.<br />
Dato che siamo un Paese di vecchi è improbabile che quel quarto di italiani che risponde “ non so niente di Craxi” siano ragazzini, che all’epoca del 92 e 92 non c’erano, o erano in fasce: temo che ci sia una gran parte di persone che c’erano, che magari guardavano i telegiornali, leggevano i giornali, sentivano parlare, sapevano, ma questo bombardamento a reti unificate in questi quindici anni ha fatto loro dimenticare quello che avevano visto e saputo su Craxi, quindi oggi non hanno un’opinione, perché non sanno. E allora, per quello che può servire, ma un po’ gira questo passaparola, ho letto con commozione gli autoelogi che si è fatto il Quirinale, perché l’ultimo messaggio di Capodanno è stato visto credo da 40.000 persone su You Tube: non vorrei bestemmiare, ma Passaparola ci sono delle settimane che lo vede dieci volte tanta gente, rispetto a quella che ha visto il soporifero sermoncino di Capodanno; non lo dico per vantarmi, lo dico semplicemente per dare un ordine di numeri, grande successo del sermone di Capodanno, mamma mia come siamo ridotti, in un Paese di 60 milioni di abitanti ti hanno visto in 40. 000 e, invece di andare a nasconderti, lo fai pure sapere ai giornali! Per dire, però lasciamo perdere, perché non vorrei demonizzare o seminare odio anche nei confronti di quel sant’uomo.<br />
Ritornando a noi, un po’ serve questo spazio, perché fa circolare informazioni, allora volevo dare due o tre informazioni soprattutto a quelli che hanno le idee un po’ confuse, a quelli che hanno sentito parlare prima di latitante e poi di esule, a quelli che sentono parlare di statista, mentre prima sentivano parlare di corrotto. Allora dico due o tre cose, è una specie di vademecum di autodifesa in vista del triduo di celebrazioni con pellegrinaggi a Hammamet etc., che si annuncia per i prossimi giorni. Primo, in quali condizioni giuridiche si trovava Craxi quando è morto, nel 2000: si trovava nelle condizioni di un pregiudicato con due condanne definitive, di cinque anni e cinque mesi la prima &#8211; scusate, consulto una cosa che ho scritto su Il Fatto, così evito di dirvi cose imprecise &#8211; cinque anni e cinque mesi per corruzione (le tangenti Eni /Sai) e quattro anni e sei mesi per le tangenti della metropolitana milanese, finanziamento illecito. Che cosa è Eni /Sai?  Eni /Sai è un accordo che fece l’Eni, un’azienda pubblica, con la Sai, un’assicurazione privata di Salvatore Ligresti con la quale, in cambio dell’affidamento delle polizze dei dipendenti dell’Eni alla Sai, la Sai corrispose tangenti al Partito Socialista nella persona di Craxi di altri, condanna definitiva a cinque anni e mezzo. La metropolitana milanese era un cantiere dopo l’altro, la linea uno, la linea due, la linea tre, sempre stata feudo dei socialisti, che imponevano non solo loro, anche tutti gli altri partiti, anche il PC, la DC , i repubblicani e i socialdemocratici, infatti sono stati tutti condannati i rappresentanti dei vari partiti; l’unica differenza tra i vari partiti e il PSI è che, mentre la DC aveva il segretario a Roma, i repubblicani pure, i socialdemocratici pure e i comunisti pure, il segretario socialista stava a Milano e, personalmente, si occupava delle tangenti. Questa è la ragione per cui, per la metropolitana, hanno condannato Craxi.<br />
Poi c’erano molti altri processi che Craxi aveva, che erano già ben avviati quando è morto: uno si era concluso per prescrizione, dopo che era stato condannato in primo grado e prescritto in appello e è quello per i 21 miliardi di finanziamento illecito che Craxi aveva versato in Svizzera dai conti della All Iberian, in corrispondenza con l’approvazione della Legge Mammì, tra il 90 e il 92. E poi c’erano i processi che erano in corso: per esempio Craxi, quando è morto aveva già ricevuto tre condanne in appello e non per reatucoli da quattro soldi, ma per finanziamento illecito per la maxitangente Enimont (gli erano toccati 8 miliardi dalla famiglia Ferruzzi e Digardini), cinque anni e mezzo per le tangenti Enel, corruzione, anche qui appello, primo grado e poi appello; cinque anni e nove mesi per la bancarotta fraudolenta del Banco Ambrosiano, che Craxi aveva contribuito a depredare con il famoso mazzettone che gli arrivò sul conto protezione, grazie all’intermediazione di Licio Gelli e di Roberto Calvi. E poi c’erano già tre rinvii a giudizio, oltre a tutto quello che vi ho detto, altri tre rinvii a giudizio che stavano in fase di giudizio di primo grado dopo l’udienza preliminare, per una megaevasione fiscale sui ricavati delle tangenti, per le tangenti dell’autostrada Milano /Serravalle, la Milano /Genova, l’Autostrada del Mare e poi per le tangenti sulla cooperazione del terzo mondo, un processo che riguardava ruberie incredibili fatte con la scusa di aiutare la Somalia o per aiutare il Perù, la metropolitana di Lima è costata un’ira di Dio e non è mai stata costruita, naturalmente sono tutti soldi che si sono rubati i politici e i costruttori italiani. I magistrati di Milano &#8211; e non solo di Milano, il processo della cooperazione stava a Roma &#8211; dunque hanno messo in piedi una decina di processi, tutti quanti avviati, è verosimile che anche quelli in appello sarebbero presto arrivati in Cassazione e, essendo tre le condanne in appello, è molto probabile che Craxi avrebbe beccato ben più dei dieci anni che già doveva scontare quando è morto e che non aveva iniziato a scontare, perché era scappato latitante tra il 94 e il 95, era scappato nel 94 e poi, nel 95, era diventato ufficialmente latitante, quando i giudici di Milano avevano spiccato i due famosi mandati di cattura. Questo era il suo status giuridico: un pregiudicato latitante. Non è vero che i giudici di Milano gli hanno impedito di tornare in Italia: anzi, non vedevano l’ora, naturalmente se tornava in Italia veniva arrestato come chiunque altro, è lui che non è voluto tornare in Italia per non pagare le conseguenze delle sue condanne, quando leggete “ gli fu impedito di tornare in Italia”, ma manco per sogno! Dice “ non gli hanno consentito di operarsi in Italia, perché aveva il piede infettato dalle conseguenze del diabete”, ma quando mai? Nessuno si è mai.. i magistrati non possono mica decidere dove deve operarsi qualcuno, certamente se fosse stato operato in Italia l’avrebbero piantonato in ospedale fino a che le condizioni di salute non avessero consentito il suo arresto. Quindi non è vero niente che sia stato impedito nulla a Craxi. I soldi &#8211; perché molti dicono “ ah, però D’Ambrosio nel 96 ha detto che Craxi non rubava per sé”: certo che l’ha detto nel 96, quando non c’erano ancora sentenze definitive dalle quali risultava che Craxi risultava per sé, i magistrati utilizzano le prove per dare giudizi, non è che utilizzino la fantasia. Dopo sono arrivate sentenze definitive, nelle quali si scrive che Craxi rubava per sé. E chi è che lo dice che Craxi rubava per sé? Lo dicono i suoi principali collaboratori e lo dicono le carte bancarie, non lo dice il teorema del “ non poteva non sapere”, anche perché non esiste il teorema “ non poteva non sapere”: quella si chiamerebbe prova logica, può capitare che qualcuno venga condannato perché i magistrati ritengono che &#8211; non lo so &#8211; essendo sicuramente presente sul luogo del diritto all’ora del diritto, non poteva non sapere che si stava commettendo un delitto, in quel senso la prova logica ha un valore. Ma nessuno viene condannato perché, dato che era segretario del partito, allora tutto quello che succedeva nel partito era colpa sua, questo non è mai successo: la responsabilità è stata individualmente riscontrata nel suo caso; i magistrati vanno in cerca del tesoro di Craxi e lo trovano, ne trovano un pezzo, perché Craxi aveva messo in piedi un sistema di occultamento dei fondi neri suoi e del partito &#8211; suoi e del partito &#8211; che era una specie di giro del mondo, di caccia al tesoro: c’erano conti in Svizzera, in Lichtenstein, nei Caraibi, addirittura in Estremo Oriente, a Hong Kong. Il pool di Mani Pulite ha accertato grossomodo passaggi di denaro di 150 miliardi di lire &#8211; è solo quello che i magistrati sono riusciti a ricostruire, quindi figuratevi quello che non sono riusciti a ricostruire quanto era! &#8211; Craxi aveva molti prestanomi che gli incassavano, gli facevano fruttare, gli gestivano quei fondi e quei conti, ossia Mauro Gianlombardo, Giorgio Tradati, Maurizio Raggio, Jorge Vallado, Silvano Larini e poi una strana coppia, Gianfranco Troielli e Agostino Ruiu, che lavoravano per l’Ina Assitalia e che furono protagonisti di un tourbillon di conti e di operazioni tra Hong Kong e le Bahamas; di quei conti e di quelle operazioni non si è mai trovata traccia, perché i magistrati è dal 92 che stanno aspettando una risposta da Hong Kong alle loro rogatorie e la risposta non è mai arrivata. Se leggete Il Fatto Quotidiano, in questi giorni racconteremo un po’ di cose su questo sistema occulto nel sistema occulto di Craxi. Si dirà “ erano conti per finanziare il partito”: assolutamente no, c’erano anche i conti per finanziare il partito, quelli li gestiva Vincenzo Balsamo che era il tesoriere, che poi è morto non in carcere, è morto di infarto ai tempi delle indagini e su Balsamo si sono cominciate a scaricare tutte le colpe del mondo, quando hai il morto sul quale scaricare i fulmini, il morto diventa un parafulmine e quindi tutti a andare addosso a Balsamo. In realtà Balsamo dalle sentenze esce almeno parzialmente riabilitato, perché i giudici dicono “ attenzione, un conto sono i conti del partito, Balsamo, un altro conto sono i conti di Craxi”, con i quali Balsamo non c’entrava niente e che venivano usati da Craxi per i fatti suoi, non per i fatti del partito. Craxi personalmente, affidati non al tesoriere del partito, ma a un suo compagno di scuola, Tradati, aveva tre conti all’estero: uno si chiama Constellation Financiere, dal nome di una società panamense che aveva questo conto appartenente a Craxi presso la Banca SBS di Lugano; poi c’era il North Holding 7105, che era aperto presso la ?Carleridian? Bank di Ginevra e poi ce ne era uno intestato a un’altra panamense, la International Gold Cost, che stava presso l’American Express di Ginevra, dopodiché Di Pietro ne scopre anche un quarto in Lichtenstein, a Vaduz, intestato a una fondazione di nome Arano. Questi sono i quattro conti di Craxi in Europa, quelli scoperti dai magistrati.</p>
<p><strong>Craxi e All Iberian</strong><br />
Nella sentenza All Iberian, che è stata confermata in Cassazione, prescrizione del reato accertato in primo grado con la condanna e poi prescritto nei successivi gradi di giudizio, si legge &#8211; scrivono i giudici &#8211; che “ Craxi è incontrovertibilmente responsabile come ideatore e promotore dell’apertura dei conti, destinati alla raccolta delle somme versatigli a titolo di illecito finanziamento, quale deputato e segretario esponente del PSI. La gestione di tali conti non confluiva in quella amministrativa ordinaria del PSI, ma veniva trattata separatamente dall’imputato, ossia da Craxi, tramite i suoi fiduciari. Significativamente, Craxi non mise a disposizione del partito questi conti, quando vennero scoperti”.<br />
C’erano prima Benvenuto e poi Del Turco, i suoi successori alla guida del PSI che, nel 93, cercavano inutilmente di mettere le mani su qualche soldo, perché dovevano pagare i dipendenti e i giornalisti dell’Avanti, ma Craxi conti &#8211; scrivono i giudici &#8211; non li ha messi a disposizione. Sui due conti, Constellation Financiere e Northen Holding, quelli gestiti dal suo compagno di scuola Tradati, Craxi riceve la maxitangente di Berlusconi e poi riceve su Northen Holding altri 35 miliardi almeno da aziende pubbliche e private: pubbliche, come la Ansaldo e la Italimpianti e private, come la Calcestruzzi, del gruppo Ferruzzi e la Tek Int. Nel 98 la Cassazione sequestra conservativamente 54 miliardi di beni a Craxi, anche se poi non riesce mai a metterci le mani sopra, perché sono stati fatti sparire. Secondo i laudatores di Craxi, Craxi è stato condannato perché non poteva non sapere, ma i giudici tengono proprio a precisarlo che non è per quello che l’hanno condannato: nella sentenza d’appello All Iberian, che poi è stata resa definitiva dalla Cassazione, si legge “ non ha alcun fondamento la linea difensiva incentrata sul presunto addebito a Craxi di responsabilità di posizione per fatti da altri commessi; risulta, dalle dichiarazioni di Tradati, che egli si informava sempre dettagliatamente dello stato dei conti esteri e dei movimenti sugli stessi compiuti”. Tutto era cominciato &#8211; racconta Tradati &#8211; nei primi anni 80 : Tradati, tra la fine degli anni 70 e l’inizio degli anni 80, riceve una richiesta da Craxi e dice “ Bettino mi pregò di aprirgli un conto in Svizzera e io lo feci alla SBS di Chiasso, intestandolo a una società panamense”, che è appunto Constellation Financiere. “Funzionava così: la prova della proprietà del conto consisteva in un’azione al portatore che io consegnai a Bettino, io restavo il procuratore del conto”, su quel conto cominciano a arrivare somme consistenti, tant’è che nell’86 già ammontano a 15 miliardi, Craxi è Presidente del Consiglio nell’86. “Poi il deposito si sdoppia e nasce l’altro conto, l’International Gold Cost, che viene affiancato da un conto di transito, il North Holding”, che è un conto che gli viene messo a disposizione da un funzionario dell’American Express, Ugo Cimenti, per rendere i versamenti e i movimenti meno identificabili, è un conto schermo. Anche lì confluiscono, sul secondo conto, International Gold Cost, altri 15 miliardi. Di Pietro, nell’interrogatorio a Tradati, interrogatorio pubblico &#8211; non so se c’è su You Tube, ma è un momento esilarantissimo dell’inchiesta Mani Pulite &#8211; chiede a Tradati, a un certo punto, “ ma come facevate a distinguere i versamenti che erano destinati a Cimenti dai versamenti che erano destinati a Tradati e cioè a Craxi, visto che comunque il conto l’aveva messo a disposizione Cimenti e lo usava pure lui?” e Tradati risponde “ ah, per i nostri versamenti nell’operazione si usava il riferimento Grain, che vuole dire grano”, ovviamente risate in aula, i soldi a Craxi venivano individuati segnando come riferimento dell’operazione grano, la battaglia del grano! Poi esplode tangentopoli e Craxi chiede a Tradati di andare in Svizzera a svuotare i conti e a spostare i soldi da un’altra parte, perché temeva che i magistrati glieli sequestrassero. E lui a dice “ io rifiutai”, perché aveva paura di finire in galera “ e fu incaricato qualcun altro”, ossia Maurizio Raggio, che va in Svizzera e spazzola via i soldi di Craxi e se ne scappa in Messico con una cinquantina di miliardi e la contessa Vacca Augusta al seguito. Dice, Tradati “ so che hanno &#8211; nel caso di Raggio e Craxi &#8211; comperato anche 15 chili di lingotti d’oro”, con tutti quei soldi che cosa ci hanno fatto? Tra le altre cose, li hanno convertiti in lingotti d’oro. “ I soldi non finirono al partito, i parte 2 miliardi per pagare gli stipendi”, bontà sua, di quei 50 Craxi ne fa mettere a disposizione del partito 2 per pagare un po’ di gente. E al resto che cosa succede? Il resto se lo mangia Raggio, 15 miliardi per la latitanza di due anni, molto spendaccione il ragazzo! E il resto lo riporta a Craxi, oppure lo nasconde su depositi cifrati alle Bahamas, alle Cayman e a Panama. Che uso ha fatto negli anni di quei soldi che aveva in Svizzera, prima e dopo che Craxi facesse svuotare i conti da Raggio? Questo lo si legge anche qua nelle sentenze divenute definitive in Cassazione. “Craxi- scrivono i giudici- dispose prelievi sia a fini di investimento immobiliare (l’acquisto di un appartamento a New York, e poi altre operazioni farà La Thuile a Madonna di Campiglio e a Milano, comprava case), sia per versare alla stazione televisiva Roma CineTv, di cui era direttrice generale ?Ania? Pieroni, legata a Craxi da rapporti sentimentali, un contributo mensile di 100 milioni al mese”. Pensate, pagava rate di 100 milioni di lire al mese per pagare una televisione alla sua amante, naturalmente erano tutti soldi nostri e quindi non stiamo violando la sua privacy, stiamo andando a vedere dove finivano i soldi nostri. Lo stesso Craxi dispose poi l’acquisto di una casa e di un albergo a Roma, intestati alla Pieroni, alla quale faceva pure pagare la servitù, l’autista e la segretaria. Alla tv della Pieroni arrivarono poi un migliaio da Gianlombardo, che è un altro prestanome e 3 miliardi da Raggio, che gestivano vari fondi occulti. Craxi lo diceva sempre a Tradati: “ dobbiamo diversificare gli investimenti” e Tradati eseguiva, scrivono i giudici “ due operazioni immobiliari a Milano, una Madonna Di Campiglio e una a La Thuile”, poi Craxi regala mezzo miliardo di lire a suo fratello Antonio, poi gli compra una villa e il PSI? “ Raggio &#8211; scrivono i giudici &#8211; ha sempre manifestato stupore per il fatto che, dopo la sua cessazione dalla carica di segretario del PSI all’inizio del 93, Craxi si sia astenuto dal consegnare al suo successore i fondi contenuti nei conti esteri”: per forza, perché i conti esteri erano suoi, non del partito. A questo punto ci sono altre spesucce, come quelle per affittare un villino a Saint Tropez al figlio Bobo e così anche Bobo va a fare l’esule in Costa Azzurra, una spesuccia da niente, un’ottantina di milioni di lire. I difensori di Craxi, quando quest’ultimo muore e la famiglia tenta con successo di gabellarlo per un esule perseguitato e non per un corrotto latitante, vanno dalla Corte europea di giustizia di Strasburgo, nella speranza di fare dichiarare che il pool di Milano, i giudici di Milano etc. hanno perseguitato questo sant’uomo, il problema è che vengono respinti con perdite. Infatti la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo respinge la richiesta di dichiarare illegittima la condanna per la metropolitana milanese e la condanna &#8211; non ve l’ho detto prima &#8211; per la quale Craxi è stato accertato che riceveva le tangenti della metropolitana dall’architetto Larini, un altro dei suoi prestanome, che gli portava i soldi nel suo ufficio di Piazza Duomo a Milano e, dice Larini, “ li lasciavo in contanti nella camera di riposo di Craxi”, perché Craxi aveva lo studio, aveva la segreteria e poi aveva una stanza con un lettino per riposarsi. Ecco, i soldi Larini glieli rovesciava sul lettino, altro che non poteva non sapere! E’ difficile, se ti metti a dormire a trovi una montagna di banconote te ne accorgi, no? “ Non poteva non sapere”. Bene, questa è la sentenza metropolitana milanese, che ovviamente è fondata su quegli elementi rocciosi, Larini che racconta dove gli metteva i soldi, oltre che sul tavolo della segretaria, la famosa Enza Tommaselli e quindi i giudici dicono “ non c’è trippa per gatti, cari Avvocati di Craxi”, è interessante vedere come rispondono i giudici stranieri alle pretese degli Avvocati dei politici italiani. Rispondono “ non è possibile pensare che i rappresentanti della Procura di Milano abbiano abusato dei loro poteri: anzi, il dibattimento ha seguito i canoni del giusto processo e le lagnanze dell’imputato e dei suoi Avvocati sulla presunta parzialità dei giudici che l’hanno condannato non si fondano su nessun elemento concreto. Va ricordato che il ricorrente è stato condannato per corruzione e non per le sue idee politiche”, ecco perché in tutta Europa quello che sta succedendo con il caso Craxi fa scandalo, mentre invece in Italia è considerato normale tanto a destra quanto a sinistra, salvo appunto da quelli che hanno voluto far sapere in maniera molto importante che non ci stanno. Se seguite questa settimana Il Fatto Quotidiano, credo proprio che lanceremo una raccolta di firme da mandare singolarmente al Sindaco Moratti, per far sapere che noi non ci stiamo e che non vogliamo essere rappresentati nella toponomastica da ladri e corrotti, perché bisogna ricominciare a usare le parole e a chiamare ladri i ladri. Passate parola, buona settimana!</p>
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		<title>L&#8217;ala stragista di Cosa Nostra e la nascita di Forza Italia</title>
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		<pubDate>Fri, 18 Dec 2009 17:35:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Eric Festa</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Vi invito a leggere il testo integrale dell’intervento di Gioacchino Genchi pubblicato sul blog di Beppe Grillo il 17 Dicembre 2009: Mi chiamo Gioacchino Genchi, ho 49 anni, sono il più grande scandalo della storia della Repubblica, fino a un anno fa ero un comune cittadino, un funzionario di Polizia che aveva lavorato per oltre [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Vi invito a leggere il testo integrale dell’intervento di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Gioacchino_Genchi" target="_blank">Gioacchino Genchi</a> pubblicato sul blog di <a title="Beppe Grillo" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview('/outbound/article/http://www.beppegrillo.it/2009/11/passaparola_lun_42.html');" href="http://www.beppegrillo.it/2009/12/le_verita_di_ge.html" target="_blank">Beppe Grillo</a> il 17 Dicembre 2009:</p>
<p>Mi chiamo Gioacchino Genchi, ho 49 anni, sono il più grande scandalo della storia della Repubblica, fino a un anno fa ero un comune cittadino, un funzionario di Polizia che aveva lavorato per oltre 20 anni nelle più importanti indagini italiane: da Palermo a Milano, da Catanzaro a Catania, da Locri a Siderno, a Reggio Calabria; nei processi di mafia, di omicidi, di criminalità organizzata, nei processi ai colletti bianchi; il sequestro di <strong>Silvia Melis</strong> e tante, tante altre indagini, prima che scoppiasse il cosiddetto “<em>Caso Genchi</em>”. Si tratta di una delle più grandi pantomime di questo sistema, con la quale si è cercato di bloccare un’indagine, quella del Pubblico Ministero di Catanzaro <strong>Luigi De Magistris</strong>, ma non solo, si è impedito a dei magistrati di fare le indagini sul conto di altri magistrati e poi, alla fine, si è cercato di far fuori me. Si è cercato di impedire che io potessi continuare a dare il contributo che stavo dando a tanti magistrati da Palermo a Caltanissetta, a Catania, a Catanzaro, a Roma e a Milano, in indagini importanti. Tutto ciò per impedire che questo lavoro, iniziato con <strong>Giovanni Falcone</strong> e proseguito, purtroppo, ahimè con le indagini sulla strage di Capaci, in cui Falcone era stato ucciso e poi con la strage di Via d’Amelio, potesse portare una volta per tutte a individuare i mandanti reali di quelle stragi e, probabilmente, gli esecutori che, assai probabilmente, sono molto diversi da quelli che sono stati individuati finora.<br />
Sono sulla riva del fiume e sto vedendo sostanzialmente passare il cadavere del mio nemico. Perché le cose che avevo detto e scritto diciassette anni fa si stanno avverando. 17 anni fa non condivisi le scelte investigative che portarono alla chiusura posticcia delle indagini sulla strage di Via d’Amelio con il pentito Scarantino. Ho assunto delle posizioni durissime, ho messo nero su bianco quale era il mio punto di vista sui mandanti morali di quelle stragi e anche sugli esecutori. Adesso i fatti mi stanno dando ragione.<br />
Le indagini che furono fatte nel &#8217;94, &#8217;95, &#8217;96 e 97 a Palermo nelle indagini di mafia su <strong>Dell’Utri</strong>, su <strong>Berlusconi</strong>, sulla nascita della Fininvest ci hanno portato a acquisire elementi incontrovertibili su quello che è accaduto in Italia nei primi anni &#8217;90, sulla fine della <strong>Prima Repubblica</strong> e su come la classe politica ha creato quei nuovi equilibri, quei nuovi leaders, quei nuovi partiti, o meglio quel nuovo partito che doveva consentire di fare sì che, secondo un detto autorevolissimo di Tomasi di Lampedusa ne “<em><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Il_Gattopardo_%28romanzo%29" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;">Il Gattopardo</span></a></em>”, se vogliamo che tutto resti come è ogni cosa deve cambiare. C’era la necessità di cambiare tutto, perché i partiti tradizionali della Prima Repubblica si erano resi impresentabili, erano sotto l’occhio del ciclone non solo di mani pulite per le inchieste giudiziarie, per gli arresti che ogni giorno vedevano decapitare e rinchiudere in carcere leader politici appartenenti al mondo imprenditoriale che quella politica aveva foraggiato. No, perché la gente, il popolo iniziava a ribellarsi a quella classe politica e quindi c’era una progressiva erosione della fiducia, una delegittimazione di quella classe politica e a questa delegittimazione, che nasceva da <strong>Mani Pulite</strong>, si è aggiunta un’ulteriore forte delegittimazione da parte della mafia, di quella mafia che aveva appoggiato un partito come <strong>Democrazia Cristiana</strong>, che fin dal 1987 inizia a portare il conto alla Democrazia Cristiana.</p>
<p><span id="gg2"><strong>L&#8217;ala stragista di Cosa Nostra e Forza Italia</strong></span></p>
<p>La Seconda Repubblica nasce nel momento in cui, nelle ceneri della Prima Repubblica, questi referenti di Cosa Nostra iniziano a cercare nuovi uomini, iniziano a cercare tra i rottami, tra le macerie di quella Prima Repubblica che si era consumata, quei soggetti che, anche per pregresse conoscenze nel campo imprenditoriale, come probabile investimento di risorse economiche e finanziarie della mafia, avevano dato un certo affidamento. Lì il mio lavoro fornisce e ha fornito ai processi e ne fornirà dei risultati che ritengo i più importanti in assoluto sotto il profilo dell’oggettività, della dimostrazione della genesi della nascita mafiosa del partito di Forza Italia, di come dei soggetti appartenenti a Cosa Nostra, appartenenti all’<strong>ala stragista di Cosa Nostra</strong>, che certamente ha consumato le stragi del 1993, agiscano in perfetta sintonia con le fasi prodromiche e organizzative del partito di Forza Italia a Palermo e in tutta Italia.<br />
<span id="more-295"></span> Viene varato un primo tentativo di creazione di una lega siciliana, <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Sicilia_libera" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;">Sicilia Libera</span></a> e, proprio dalla ricostruzione dei dati di traffico telefonici, si è potuto accertare con certezza processuale che uomini di Costa Nostra direttamente collegati a <strong>Leoluca Bagarella</strong>, il più sanguinario tra i criminali di mafia che siano mai esisti nella storia della mafia da quando esiste la mafia in Sicilia, proprio il gregario di Leoluca Bagarella era in contatto con esponenti romani appartenenti alla massoneria, collegati alla P2, con i quali si sono fatte delle riunioni a Palermo e in Sicilia in date ben precise, tra Palermo e Catania e ci sono dei contatti telefonici con questi soggetti e, immediatamente dopo, a stretto giro questi soggetti hanno chiamato direttamente a casa di Silvio Berlusconi. Ma non finisce qua, perché quando il progetto separatista o il progetto del partito Sicilia Libera, che nasceva un po’ come clonazione di quelli che erano stati il successo e l’esplosione della Lega, che prende lo spazio della frantumazione, dell’annientamento dei partiti tradizionali al nord, quando questo progetto viene abortito, viene abortito nel nome della costituzione di un partito unico che, da associazione nazionale Forza Italia, diventa partito Forza Italia con la creazione dei club di Forza Italia. E lì ci sono delle date che sono indimenticabili, che sono certe: la data con cui nasce il partito di Forza Italia e la data in cui si organizzano i primi clubs a Palermo e si tengono le prime riunioni, una delle quali viene tenuta, non a caso, all’<strong>Hotel San Paolo</strong> di Palermo: l’Hotel San Paolo, costruito dai costruttori Ienna per conto della mafia, per conto dei <strong>Graviano</strong>, un Hotel San Paolo nel quale i Graviano pensavano di allocare, all’ultimo piano, nell’attico di un grattacielo per le altezze dei palazzi di Palermo l’appartamento giardino della loro madre, dei loro genitori. In quell’albergo si tiene la prima riunione a cui partecipano gli esponenti mafiosi di <strong>Brancaccio </strong>e gli esponenti mafiosi di Misilmeri: uno di questi, che è stato sentito nel 1994, si chiama <strong>Lalia</strong>. Lalia conferma che il club Forza Italia di Braccaccio e quello di Misilmeri sono stati creati a febbraio. Noi vedremo poi dal traffico telefonico che la sezione di Forza Italia, il club Forza Italia di Palermo viene attivato in Via Sciuti appena a marzo, quindi nasce prima quello di febbraio e poi quello di marzo. Ho effettuato la ricostruzione del traffico telefonico di Lalia in un’indagine di mafia, un indagine di omicidio a Misilmeri, l’indagine dove viene trovato il bunker con i lanciamissili con i quali doveva essere fatto l’ulteriore attentato a Caselli, da quegli uomini che poi vengono fatti uccidere tutti da Bernardo Provenzano. Nel telefono di Lalia ci sono i contatti telefonici con <strong>Pietro Benigno</strong>, condannato all’ergastolo per le stragi di Firenze, ci sono i contatti telefonici con <strong>Spatuzza</strong>, con lo stesso cellulare con cui Spatuzza, come ho accertato nel 1992, si sentiva e utilizzava il giorno 23 maggio della strage di Capaci e il 19 luglio 1992, la strage di Via d’Amelio.<br />
Partendo da quei contatti telefonici, si ricostruisce la catena dei rapporti del cellulare di Lalia, che è uno dei tanti soggetti che si sentono con parlamentari di Forza Italia, persone che diventeranno senatori, persone che diventeranno deputati regionali, persone che diventeranno esponenti locali del partito di Forza Italia e le chiamate sono perfettamente sequenziali: prima Lalia chiama queste persone, queste persone immediatamente dopo chiamano a casa di Silvio Berlusconi.<br />
Tutto si può pensare, ma i numeri telefonici, i contatti telefonici non sono opinioni, sono dati oggettivi.</p>
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		<title>La mafia non esiste, Berlusconi e Dell&#8217;Utri invece sì</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Dec 2009 17:47:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Eric Festa</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Vi invito a leggere il testo integrale dell’intervento di Marco Travaglio pubblicato sul blog di Beppe Grillo e su Voglio Scendere il 30 Novembre 2009: Buongiorno a tutti. Sembra di essere ritornati a dieci o quindici anni fa, quando partirono le prime indagini sui rapporti mafia/politica a proposito degli ambienti berlusconiani. La caratteristica che accomuna [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Vi invito a leggere il testo integrale dell’intervento di <strong>Marco Travaglio</strong> pubblicato sul blog di <a title="Beppe Grillo" href="http://www.beppegrillo.it/2009/11/passaparola_lun_45.html" target="_blank">Beppe Grillo</a> e su <a title="Voglio Scendere" href="http://voglioscendere.ilcannocchiale.it/2009/11/30/la_diretta_con_marco_travaglio.html" target="_blank">Voglio Scendere</a> il 30 Novembre 2009:</p>
<p>Buongiorno a tutti. Sembra di essere ritornati a dieci o quindici anni fa, quando partirono le prime indagini sui rapporti mafia/politica a proposito degli ambienti berlusconiani. La caratteristica che accomuna quei tempi ai tempi di oggi, ai giorni di oggi, è che nessuno risponde mai sul merito delle questioni e si alzano sempre dei grandi polveroni, delle grandi parole d’ordine.</p>
<p><strong>Chi sono i &#8220;pentiti&#8221;</strong><br />
Vi faccio qualche esempio: in questi giorni si sta cercando di rispondere alle nuove rivelazioni che, tra un attimo, vi riassumerò, con argomenti del tipo “ ma questi pentiti sono gente che ha sciolto i bambini nell’acido, sono gente con venti ergastoli, sono gente che ha ammazzato per tutta la vita, sono dei mafiosi: come facciamo a fidarci di loro?”, in realtà non c’è nessun rapporto tra il fatto che uno abbia commesso dei gravissimi delitti e il fatto che racconti bugie. Possono esserci persone che raccontano bugie e non hanno commesso mai alcun delitto e persone che dicono la verità e che hanno passato la vita a delinquere: del resto, il fatto che il pentito dica la verità lo si verifica quando parla dei propri delitti, prima di fare i nomi dei suoi complici e dei suoi mandanti; di solito il pentito è uno che ha confessato i delitti di cui stiamo parlando e quindi sappiamo che ha commesso i delitti di cui stiamo parlando proprio perché l’ha detto lui e, grazie a quelle confessioni, è stato poi condannato a più ergastoli, anche se la legge consente ormai dei modici, prima erano molto più abbondanti, quando la legge la ispirò Falcone erano molto più abbondanti, sconti di pena e benefici carcerari.</p>
<p>Naturalmente a qualcuno potrà anche ripugnare il fatto che si vadano a sentire dei pentiti di mafia per sapere le cose di mafia: purtroppo non si è  mai trovato nessun altro, se non i mafiosi, che fosse in grado di raccontare che cosa succede nella mafia, perché? Perché la mafia è una società segreta, gli affiliati hanno il vincolo della riservatezza assoluta, non possono neanche dire, ovviamente, in giro di essere mafiosi, non possono dirselo neanche tra loro, salvo alcune circostanze molto normate dalle regole mafiose e conseguentemente, per sapere qualcosa della mafia, bisogna sentire i mafiosi. Poi, naturalmente, bisogna verificare che dicano la verità, ma non è che uno, perché è mafioso, sia di per sé bugiardo e dopodiché in questi anni abbiamo visto centinaia, centinaia e centinaia di pentiti: di pentiti che hanno raccontato bugie ce ne sono pochissimi, quando leggete sui giornali “ non dimentichiamo che i pentiti sono quelli che avevano detto che Andreotti aveva baciato Riina”, intanto è una truffa, perché Balduccio Di Maggio non disse che Andreotti aveva baciato Riina, aveva detto un’altra cosa, ossia che quando Andreotti entrò nella casa di Nino Salvo e incontro Riina, quest’ultimo gli si fece incontro e lo baciò sulla guancia, per cui è Riina che saluta con il bacio rituale Andreotti e non viceversa, ma in ogni caso non c’è scritto da nessuna parte che quella sia una bugia, non c’è nessuna delle sentenze Andreotti che dica che Balduccio Di Maggio mentiva, c’è semplicemente scritto che non sono stati trovati riscontri sufficienti per ritenere che quell’incontro, raccontato da Di Maggio, ci sia stato, ma non c’è scritto che ci sono le prove che non c’è stato, tant’è che nessuno, neanche uno dei 38 pentiti che accusavano Andreotti è mai stato incriminato per calunnia, cosa che sarebbe stata obbligatoria nel caso in cui i giudici avessero riscontrato che anche solo uno di quei 38 aveva mentito e del resto, come sapete e come purtroppo non sa Eugenio Scalfari, il quale ieri ha parlato di un processo che è finito in assoluzione in parte con formula piena e in parte con formula dubitativa. Non c’è nessuna assoluzione con formula piena nel processo Andreotti, Andreotti fu assolto con la vecchia insufficienza di prove in primo grado, in appello gli fu peggiorata la sentenza di primo grado, ribaltandone la parte del periodo fino al 1980 e lì fu dichiarato colpevole, ma prescritto per il reato commesso di associazione a delinquere con la mafia fino alla primavera del 1980.<br />
<span id="more-290"></span>Dopo il 1980 fu confermata l’assoluzione per insufficienza di prove, che era stata data in primo grado. La Cassazione confermò la sentenza d’appello, per cui so che è suggestivo dire “ beh, ma quelli sono dei mafiosi che hanno sciolto i bambini nell’acido”: è vero, infatti è proprio per quello che sono dei testimoni privilegiati per raccontare quello che succede dentro la mafia, perché loro ne hanno fatto parte; certo, sarebbe bellissimo poter avere dei testimoni di mafia che hanno sempre fatto, nella loro vita, i frati francescani o le suore clarisse, ma purtroppo i frati francescani e le suore clarisse della mafia non sanno una mazza, perché non ne hanno mai fatto parte e conseguentemente è ovvio che, per sapere quello che succede in un’organizzazione criminale, bisogna sperare che qualcuno all’interno di quell’organizzazione criminale ce lo racconti. Del resto lo vedete, per qualunque delitto venga a essere commesso si vanno a cercare le persone più vicine alla vittima e, quando si scopre che c’è un’organizzazione criminale, si vanno a cercare tutte le persone che fanno parte di quell’organizzazione criminale, nella speranza che una di queste collabori con la giustizia. Se ci state attenti, la figura del pentito in realtà non esiste: chi è il pentito? Il pentito è un delinquente che, quando viene preso, ha due possibile strade, quando viene scoperto: la prima è negare tutto e tenere per sé i suoi segreti e coprire i suoi complici, i suoi capi e i suoi mandanti; l’altra è quella di rispondere alle domande dei magistrati e dire la verità, in tutti i Paesi del mondo chi risponde ai magistrati e dice la verità, ma non soltanto mafioso, anche membro di un’organizzazione dedita alle rapine, ai furti, all’immigrazione clandestina, al terrorismo etc., chi risponde e dice la verità ha delle attenuanti, dei premi, perché? Perché tutti gli Stati seri hanno tutto l’interesse a fare in modo che sempre più gente collabori con i giudici e con le forze dell’ordine, aiutando a scoprire anche gli altri personaggi o a scoprire gli altri reati che hai commesso, ma che i magistrati non sanno ancora che tu hai commesso. Per cui il pentito di mafia, come di terrorismo, non è una figura particolare: esiste in tutti i tipi di reati e in tutti i Paesi, c’è semplicemente, quando ti prendono, la possibilità o di mentire, di tacere e tenerti tutto dentro coprendo i tuoi complici, oppure collaborare. Se collabori è ovvio che lo Stato ti tratta meglio, dopo aver verificato che la tua collaborazione, ovviamente, è genuina: genuina non perché sei diventato buono, ma genuina perché hai detto la verità, poi se sei sempre stronzo come prima, oppure se sei diventato buono, quello allo Stato non deve interessare, allo Stato deve interessare se quello che hai detto è vero e per questo si vanno a fare i controlli.</p>
<p><strong>Tante balle, poche risposte</strong><br />
Sentite dire tante stupidate in questi giorni: sentite dire, per esempio, che questa storia del concorso esterno in associazione mafiosa ce l’abbiamo solo noi etc., intanto abbiamo la mafia, abbiamo Cosa Nostra e gli altri Paesi non ce l’hanno, abbiamo la camorra e gli altri Paesi non ce l’hanno, abbiamo la ‘ndrangheta e gli altri Paesi non ce l’hanno, per cui è ovvio che ciascuno si occupa dei reati tipici del suo Paese. Certo in Danimarca non c’è il concorso esterno in associazione mafiosa, perché non c’è l’associazione mafiosa e conseguentemente non c’è nessuno che può concorrere, ma il concorso esterno in associazione mafiosa è un reato che la Corte di Cassazione ha già definito molto precisamente come il reato che viene commesso da quelle persone che non fanno parte permanentemente degli organici della mafia, della camorra e della ‘ndrangheta ma che, pur facendo un altro mestiere, sono a disposizione non per fare una volta un favore, in quanto quello si chiama favoreggiamento, ma per essere sempre a disposizione dell’organizzazione per ogni evenienza e in qualunque momento. Questo è il concorso esterno in associazione mafiosa. E’ evidente che il buonsenso ci spiega e ci dice che è giusto che esista questo reato, perché altrimenti come viene punito il medico che, pur non essendo affiliato con il rito della punciuta, della santina, della scorza d’arancio etc., ogni volta che gli portano un latitante o un killer ferito lo cura, senza dire di averlo curato? Come definire il prete che celebra matrimoni, funerali, sacramenti vari alle famiglie dei latitanti? Come definire il poliziotto che avverte i mafiosi dei blitz, come faceva Bruno Contrada quando era a Palermo? Infatti è stato condannato per concorso esterno in associazione mafiosa. Che dire del politico che, pur non essendo mafioso di suo, è al servizio della mafia, nel senso che ogni volta che la mafia ha bisogno di un appalto, di un favore, di un’agevolazione, di un certificato etc&#8230;? Pensate all’impiegato dell’anagrafe che fa i documenti e rilascia i certificati ai mafiosi latitanti, pensate all’imprenditore che dà i subappalti regolarmente: non sono mica organici alla mafia, stanno ciascuno a casa propria, fanno ciascuno il proprio lavoro e, quando Mamma Santissima chiama, picciotto risponde, ma non sono affiliati e quindi sarebbe assurdo condannarli per associazione, partecipazione all’associazione, questo è il concorso esterno: è una cosa normalissima. E’ ovvio che a nessuno verrebbe mai in mente di fare il processo a qualcuno perché ha incontrato un altro: adesso leggete sui giornali che per il concorso esterno, basta incontrare uno al bar, ma sono tutte stupidaggini; la Corte di Cassazione ha stabilito che il concorso esterno regge, fino alla Corte di Cassazione appunto, soltanto quando si dimostra che c’è un asservimento della persona che sta fuori dalla mafia della mafia, che c’è una serie di condotte protratte negli anni, non un solo episodio o due episodi, che sarebbero singoli favoreggiamenti e che c’è uno scambio, un do ut des: io politico, poliziotto, prete, magistrato colluso, imprenditore, impiegato etc., ti faccio quello che tu mi chiedi e tu, in cambio, mi dai quello che voglio io, come i voti nel caso del politico, dei soldi nel caso del medico a libro paga, o cose di questo genere. Questa è protezione dagli attentati che ti faccio io stesso, nel caso dell’impresario o dell’imprenditore, questo è il concorso esterno, che naturalmente era considerato fondamentale da Falcone e Borsellino, che infatti furono i padri del reato di concorso esterno, visto che ne definirono i contorni per la prima volta, a proposito della mafia, nella sentenza /ordinanza del processo Maxi Ter a  Cosa Nostra nel luglio del 1987, per cui quando sentite che Falcone e Borsellino non avrebbero mai usato il concorso esterno, sono tutte stupidaggini, in quanto l’hanno teorizzato loro, anche se l’idea che una grande associazione criminale si serva di personaggi esterni a sua disposizione non è nuova, ci sono già sentenze della Corte di Cassazione addirittura nell’800, quando la Corte di Cassazione aveva sede a Palermo, che configurano il concorso esterno in brigantaggio, perché all’epoca c’era o lo chiamavano brigantaggio, anche se somigliava molto alla mafia.</p>
<p>Soprattutto in questi giorni sentite dire che c’è una giustizia a orologeria, cioè che ci sono questi pentiti e questi magistrati che, a un certo punto, si mettono d’accordo tutti nazionale per spodestare Berlusconi. Chi dice questo, oltre a essere totalmente in malafede &#8211; infatti chi è che lo dice? Berlusconi &#8211; non sa come avvengono gli interrogatori e come iniziano le collaborazioni con la giustizia dei mafiosi. Il mafioso, come tutti gli imputati di reati gravi, ovviamente all’inizio centellina le cose: perché? Perché sta iniziando a collaborare con quello che è stato il suo nemico storico, il mafioso viene allevato fin da piccolo a odiare lo Stato, essendo lui un affiliato all’Antistato e quindi, l’idea di collaborare con i cosiddetti sbirri anche psicologicamente è un trauma, per cui all’inizio è faticosissima la collaborazione, è faticosissimo confessare le proprie colpe, è superfaticosissimo fare i nomi dei propri capi, con i quali si è legati o da parentela di sangue, o da una sorta di osmosi, dopo aver fatto tutto ciò che si è fatto (omicidi, paura, terrore anche per sé, perché certamente chi fa la vita del latitante può essere scoperto da un momento all’altro) tutto in osmosi con la propria famiglia, cioè con il proprio clan mafioso. L’idea di dover fare i nomi di tutti i tuoi amici, di tutti i tuoi capi che ti hanno dato soldi, prestigio, uno status sociale etc. è molto traumatico, conseguentemente ci si arriva per gradi. A volte bisogna proprio cavargliele con le pinze, certe cose ai pentiti: perché? Perché comunque distaccarsi dal proprio ambiente è un po’ come per il pesce che, a un certo punto, esce dall’acqua: non è facile e, a un certo punto, si pone il problema dei livelli superiori, ossia delle coperture politiche. Ora immaginate quale pazzo suicida mafioso decide spontaneamente, mettendosi d’accordo con il magistrato, dice “ adesso facciamo il nome di Berlusconi di Dell’Utri, così li buttiamo giù”, ma pensare che le cose vadano così significa non capire niente; il mafioso, prima di fare il nome di un uomo potente della politica o dell’economia, ci pensa milioni di volte e infatti da sempre abbiamo questa reticenza a parlare dei politici: perché? Perché il passato è maestro, la storia è maestra, almeno per i mafiosi: Buscetta, quando Falcone gli chiede dei politici, dice “ non apriamo questa porta, perché altrimenti prenderanno per matto lei e ammazzeranno me, oppure prenderanno per matto me e ammazzeranno lei, perché finché faccio i nomi di tutti i miei pari grado e di tutti i miei sottoposti non fregherà niente a nessuno, arresterete qualche vecchio mafioso, qualche pecoraio, qualche killer, il giorno dopo verranno immediatamente sostituiti e nessuno ci farà caso, ma se mi metto a fare certi nomi cominceranno a dire che lei è politicizzato, che lei strumentalizza i pentiti, che lei fa giustizia a orologeria” e Falcone, con un concetto un po’ elastico dell’obbligatorietà dell’azione penale, accetta che Buscetta non faccia i nomi dei politici. Per altro, nello stesso periodo, interrogato da un giudice americano che non aveva l’obbligatorietà dell’azione penale, perché in America l’azione penale è discrezionale, Buscetta fece il nome di Andreotti già nell’83, cioè dieci anni prima che venisse fuori il nome di Andreotti nelle inchieste di Palermo, vivo Falcone. In ogni caso è sempre successo così: il pentito, prima di fare i nomi di politici ci pensa duemila volte, deve capire se il giudice è affidabile e deve capire, soprattutto, se il giudice è un pazzo scatenato che prende delle iniziative, o se ha un potere reale alle spalle, cioè lo Stato vuole veramente che io, mafioso, faccia quei nomi, oppure appena li faccio lo Stato mi viene addosso? Perché il mafioso i rapporti di potere li annusa molto bene e quindi, se di fronte a lui c’è un interlocutore forte, autorevole, prestigioso, anche mediaticamente importante come era Falcone quando interrogava Buscetta, Falcone era una star giustamente, per fortuna, Buscetta parlava e voleva parlare solo con Falcone e tutti volevano parlare solo con Falcone o con Borsellino poi, esattamente come a Milano i “ pentiti” della politica e dell’economia ai tempi di tangentopoli volevano parlare con Di Pietro. Perché? Perché il criminale, colletto bianco o mafioso, avverte la calamita del potere e quindi dice, “ se parlo con un giudice abbastanza intoccabile non mi succede niente, se parlo con un pivellino che viene qua, mi fa fare tutti i nomi e dopodiché il giorno dopo lo trasferiscono in Sardegna io cosa ci faccio? Rimango con il cerino in mano”.</p>
<p><strong>Berlusconi, Dell&#8217;Utri, Spatuzza e i Graviano</strong><br />
Quindi figuratevi se Spatuzza o gli altri della cosca di Brancaccio, cioè del clan Graviano, sono andati così a cuor leggero davanti ai magistrati di Firenze, di Milano, di Palermo, di Caltanissetta a.. “ sapete che c’è oggi? Oggi parliamo di Dell’Utri e di Berlusconi”, cioè del capo del governo e del suo braccio destro, ma non avviene così, avviene per gradi. Ecco perché il mafioso che collabora con la giustizia ha bisogno di un congruo periodo di tempo, perché è una nuova vita, è un nuovo modo di pensare, di porsi, sta facendo una cosa che mai avrebbe pensato di fare prima e quindi la stessa memoria non è che ti venga di colpo, hai lavorato 40 /50 anni per la mafia e come fai a ricordarti tutto subito? E’ chiaro che da cosa nasce cosa, da domanda nasce risposta: basta un qualcosa per farti ricordare e riportare alla mente un episodio, per cui stiamo parlando di un lavorio che dura da qualche mese, dove i magistrati, come abbiamo visto, registrano gli interrogatori, non è che facciano le cose.. fanno le domande che tutti farebbero in quel momento, per sapere chi diavolo suggerì a Riina l’omicidio di Borsellino e chi diavolo indicò a Bagarella e ai Graviano gli obiettivi strani, eccentrici all’apparenza di Maurizio Costanzo in Via Fauro, del padiglione di arte moderna e contemporanea in Via Palestro a Milano, delle basiliche di San Giorgio al Velabro e San Giovanni Laterano a Roma e, prima, della Torre dei Pulci vicina agli Uffizi, in Via dei Georgofili a Firenze. Questi sono gli argomenti, dopodiché Spatuzza che cosa fa? Quest’estate parla inizialmente di entità politiche, poi a furia di insistere dice anche chi erano e poi, ancora, dettaglia meglio ciò che gli dicevano i Graviano, perché lui personalmente non ha mai visto Berlusconi e Dell’Utri incontrare i Graviano, mentre dice di aver visto Schifani incontrare Graviano in un capannone di una fabbrica dove lui lavorava, era un lavoro di copertura. Allora racconta quello che gli dicevano Filippo e Giuseppe Graviano nei mesi delle stragi: se Spatuzza fosse uno mandato dalla sinistra &#8211; figuratevi se la sinistra è in grado di mandare qualcuno, tra l’altro! La sinistra non è in grado neanche di esistere! Ma- se fosse mandato da qualche potere occulto per fulminare Dell’Utri e Berlusconi, certamente racconterebbe di averli visti o di aver visto uno dei due, o di aver accompagnato i Graviano a incontrare Dell’Utri e Berlusconi, insomma fornirebbe degli elementi robusti che paff, ti danno la prova di un qualche incontro, tanto inventare per inventare inventatele bene le cose, se vuoi complottare. Invece no, Spatuzza non racconta niente di cose viste da lui: Spatuzza si ferma a quello che ha sentito dire da Graviano e dopodiché che cosa fanno i giudici? Vanno da altre persone che frequentavano Spatuzza per dire loro “ ma a voi Spatuzza ha mai detto prima queste cose qua etc.?” e molte di queste dicono “ sì, certo”, è così che stanno andando avanti le indagini, non c’è nessuna ombra di complotto, proprio perché ci sono magistrati che stanno indagando da 16 anni, 17 anni sulle stragi che continuano imperterriti a indagare sulle stragi, ben sapendo che c’è un lato B delle stragi che non è mai stato esplorato, perché nessuno ha mai voluto inoltrarvisi, o perché quei pochi collaboratori di giustizia che ci si erano inoltrati non bastavano, in quanto parlavano tutti de relata refero, cioè avevano sentito parlare i loro capi o i loro colleghi di certi ambienti, ma non erano in grado di portare degli elementi probanti sufficienti a giustificare un giudizio, ma molto lavoro era già stato fatto prima. Chi di voi ha letto “ L’Odore dei Soldi” trova le requisitorie del giudice Tescaroli, ci sono le confessioni di Salvatore Cancemi, che tira in ballo per primo Berlusconi e Dell’Utri nelle stragi, ci sono molti altri collaboratori di giustizia che corroborano, c’è la sentenza Dell’Utri, dove si parla anche del suo ruolo nel periodo delle stragi; c’è Giovanni Brusca che racconta molte cose delle trattative delle stragi, anche se a mio avviso non ha detto tutto, c’è molto di più nella testa di Brusca e questo dimostra ancora una volta la paura con cui i pentiti affrontano gli argomenti della politica, altro che buttare lì il cuore oltre l’ostacolo per cacciare via un governo! Semmai mentono per difetto, perché dicono molto meno di quello che sanno, anche perché se dici una cosa che sai e poi non si trovano i riscontri magari qualcuno potrebbe anche pensare che sei un calunniatore, mentre semplicemente sei una persona che ha detto una cosa che poi, anni dopo, non si è riusciti a dimostrare. Uno ha visto un tizio e come fa a dimostrare di averlo visto anni dopo?</p>
<p>Tenete presente che molto spesso il pentito, che viene dipinto come un fanfarone, un chiacchierone etc., in realtà dice molto meno sul tema mafia e politica di quello che sa, non molto di più, molto di meno, perché  ha paura, giustamente ha paura: già solo per il fatto che, se mente, gli sterminano l’intera famiglia fino al terzo grado e poi vedete le campagne di stampa che si fanno contro i pentiti, non appena fanno certi nomi e questi non sono mica scemi, se non capiscono proprio che lo Stato vuole fare sul serio in certe indagini, col cavolo che fanno certi nomi!<br />
Spatuzza che cosa dice? Spatuzza, in estrema sintesi, dice questo: dice che nel gennaio del 1994 i fratelli Graviano &#8211; che sono quelli che vengono incaricati di fare, nella primavera /estate del 93.. scusate, che sono stati incaricati di fare le stragi della primavera /estate del 93, stragi che quindi c’erano state sei mesi prima, perché qui siamo nel gennaio del 94, ebbene i fratelli Graviano &#8211; in un bar di Roma vicino al Parlamento gli dissero “ tutto si è chiuso bene, abbiamo ottenuto quello che cercavamo, ci siamo messi l’Italia nelle nostre mani”, dice Spatuzza, “ mi fa il nome di Berlusconi, gli domando “ ma quello di Canale Cinque?” e lui mi dà conferma, poi mi dice che c’è anche un paesano nostro e mi fa il nome di Dell’Utri”. Quando poi &#8211; guardate, siamo nel gennaio del 1994- il 26 gennaio del 1994 Berlusconi va in onda con il messaggio videoregistrato, dove annuncia la sua discesa in campo, “ quando li vedo scendere in politica partecipando alle elezioni e vincendole, capisco che sono loro direttamente quelli su cui abbiamo puntato tutto” e allora Giuseppe Graviano gli dice “ l’accordo è definitivamente preso, ritengo di poter escludere &#8211; dice Spatuzza &#8211; categoricamente, conoscendoli assai bene, che i Graviano si siano mossi nei confronti di Berlusconi e Dell’Utri attraverso altre persone. Non prendo in considerazione la possibilità che Graviano abbia stretto un patto politico con costoro senza averci personalmente parlato”, questo è quello che dice Spatuzza, aggiungendo due cose. La prima cosa riguarda i soldi di Berlusconi: “ i soldi di Berlusconi”, dice Spatuzza, “ provenivano anche da Cosa Nostra” e lui si riferisce a investimenti piuttosto recenti rispetto alle stragi, cioè dei primi anni 90, che i Graviano avrebbero fatto a Milano e in Sardegna, infatti i Graviano nel 1993 spariscono da Palermo, nessuno sa più dove sono andati e poi si scopre che stanno stabilmente a Milano e d’estate, mentre scoppiano le bombe, stanno Costa Smeralda, a poche centinaia di metri da una certa villa di un certo attuale Presidente del Consiglio. In quel periodo Spatuzza sostiene che i Graviano avevano investito dei soldi dentro le aziende del Cavaliere, tant’è che dice “ seguivano la borsa, parlavano della Fininvest come fosse roba loro, come se fossero soldi loro”, questo dice Spatuzza. E poi dice un’altra cosa: dice che tre anni fa.. anzi, scusate, due anni fa i Graviano, con i quali lui parlò in carcere, perché erano tutti in galera in quanto furono arrestati il giorno dopo della discesa in campo di Berlusconi, il 27 gennaio a Milano, rimangono in galera quindici anni e, dopo quattordici anni di galera, dicono a Gaspare Spatuzza “ qui o cambiano le cose, o arriva qualcosa per noi, oppure dobbiamo andare a parlare con i magistrati”. Capite che questa è una frase abbastanza interessante: perché? Perché in quella frase ci si dice che i Graviano stavano aspettando un qualche favore per alleviare le loro condizioni di carcerati in isolamento al 41 bis e che, se non si fossero risolte le loro faccende, avrebbero dovuto andare a parlare con i magistrati. Poi quello che succede lo sappiamo: a parlare con i magistrati ci va Spatuzza e, dietro di lui, arrivano altri tre membri della famiglia Graviano, cioè oggi abbiamo tutto il vertice del clan Graviano che collabora con i magistrati, tranne i capi supremi, cioè i fratelli Graviano, Filippo e Giuseppe Graviano. Abbiamo Gaspare Spatuzza, il quale dice appunto che, nel gennaio del 94, c’era stato l’accordo con Berlusconi e Dell’Utri e quindi non c’era più bisogno di fare il famoso attentato allo Stadio Olimpico, che avrebbe dovuto uccidere almeno cento Carabinieri, c’è Pietro Romeo, il quale dice “ sì, è vero, risulta anche a me quello che dice Spatuzza, perché quando un giorno stavamo parlando di armi e altri argomenti seri e fu chiesto a Spatuzza se il politico dietro le stragi fosse Andreotti o Berlusconi, Spatuzza rispose Berlusconi. La motivazione stragista di Cosa Nostra era quella di far togliere il 41 bis”, poi c’è Salvatore Grigoli, l’assassino di Don Puglisi, uno dei killer prediletti della cosca dei Graviano, il quale dice “ dalle informazioni datemi, le stragi erano fatte per costringere lo Stato a scendere a patti, Dell’Utri è il nome da me conosciuto quale contatto politico dei Graviano. Quello di Dell’Utri per me in quel momento era un nome conosciuto, ma neanche particolarmente importante. Quello che è certo è che me ne parlarono come del nostro contatto politico”. E poi l’ultimo membro dei Graviano che parla è Giuseppe Ciarramitaro: anzi, aveva già parlato prima di tutti gli altri, nel 96 e aveva detto più genericamente che “l’attacco allo Stato aveva degli obiettivi che venivano indicati da un politico e che, quando questo politico avrebbe vinto le elezioni, si sarebbe interessato a fare abolire il 41 bis. Quando Berlusconi divenne Presidente del Consiglio per la prima volta nell’organizzazione erano tutti contenti, perché si stava muovendo nel senso desiderato e si disse, in ambito di Cosa Nostra, che la proroga del 41 bis era una finta, in modo da eliminarlo definitivamente”.</p>
<p>Guardate, ci sono addirittura i boss irriducibili del clan Graviano che accettano di parlare con i giudici, anche se non sono pentiti: il mafioso non accetta, oppure non parla, invece questi accettano di parlare, come un certo Tutino e un certo.. anzi, il famoso, famigerato Lo Nigro. Quando Spatuzza viene messo a confronto con Lo Nigro quest’ultimo, invece di dirgli “ infame, crasto”, come dicono i mafiosi ai pentiti, invece di fargli sparare alla famiglia gli dice “ io ti rispetto” e è la stessa cosa che dicono Filippo e Giuseppe Graviano, che non smentiscono mai recisamente quello che dice Spatuzza, anzi gli dicono che lo rispettano. Sembra quasi che i Graviano abbiano mandato avanti i picciotti, Spatuzza e gli altri picciotti della cosca, per raccontare le prime cose e che loro si tengano defilati perché stanno ancora sperando che questo governo faccia qualcosa per loro, visto che da anni stanno dicendo “ o fanno qualcosa per noi, o andiamo anche noi a parlare” e naturalmente, se andassero anche loro a parlare con i magistrati, evidentemente non si tratterebbe più di cose che hanno appreso da altri, de relata, ma si tratterebbe di cose che hanno fatto personalmente e potrebbero anche avere in mano qualche cartuccia, qualche carta, tant’è che Spatuzza dice che i Graviano “ hanno il jolly in mano”, perché il jolly sarebbero quei famosi investimenti nelle società di Berlusconi. Naturalmente questo aspetto dei soldi e delle capitalizzazioni e dei finanziamenti alle società berlusconiane è un aspetto avevamo già affrontato, ovviamente avevamo fatto il libro, “ L’Odore dei Soldi”, che è stato anche ripubblicato recentemente e quindi troverete molti passaggi che qualche giornalista dell’ultima ora copia, senza neanche citare la fonte, insomma molte cose le sapevamo e le avevamo già dette in tempi non sospetti.</p>
<p><strong>Cosa spaventa davvero Berlusconi</strong><br />
La cosa è interessante è quello che sta succedendo a Palermo e che ha raccontato Peter Gomez su Il Fatto Quotidiano: Don Vito e il consulente; io credo che, più che Spatuzza, a preoccupare il Cavaliere sia questo fronte, perché? Perché il figlio di Ciancimino sta portando in Italia le carte del padre, che erano nascoste in cassette di sicurezza in qualche paradiso fiscale e, nelle carte del padre, ci sono anche le bozze di un libro che il padre, quando è morto, stava scrivendo e lì, scrive Gomez &#8211; e mi fido di Peter Gomez- insieme a Marco Lillo “ ci sarebbero elementi documentali sul ruolo che svolse negli anni 70 e 80 Ciancimino per portare capitali mafiosi dentro queste società di Milano o di Milano 2, Pancarasini, famiglie Buscemi, Bonura, Teresi, Bontate” e stiamo parlando dei famosi capitali di misteriosa origine, le famose valigie di contanti che andavano a ricapitalizzare certe società della finanziaria d’investimento Fininvest Srl. Se fosse vero che arrivano carte su quei soldi, è evidente che verrebbe riaperta a Palermo l’indagine per mafia e riciclaggio che era stata aperta a suo tempo non solo su Dell’Utri, ma anche su Berlusconi, che poi era stata archiviata, cioè congelata in attesa di elementi nuovi.</p>
<p>Sono elementi nuovi diretti documentali, quelli che può portare il figlio di Ciancimino, che sono in grado di fare riaprire quell’indagine e, se gli elementi fossero sostanziosi, potrebbero portare anche a un processo per quell’origine dei capitali, se quell’origine fosse finalmente nota, carte alla mano. Mentre invece per il momento Berlusconi, è chiaro, sarà probabilmente iscritto nel registro degli indagati anche per le indagini sulle stragi, se già non lo è, a Firenze come a Caltanissetta, ma non è quello il fronte dal quale gli possono derivare dei guai giudiziari seri, perché finora abbiamo molti mafiosi che parlano, ma tutti de relata: finché non collaborano i fratelli Graviano e non danno eventualmente qualche elemento oggettivo diretto o personale, su quel fronte lì il Cavaliere processi non ne avrà, riapriranno le indagini e poi i magistrati saranno costretti a archiviarle un’altra volta, mentre invece il fronte caldo è quello delle origini delle fortune di Berlusconi. Sono quei famosi capitali che il Cavaliere è talmente sicuro di aver messo lui che, quando i magistrati gli hanno chiesto chi gli avesse dato quei soldi, si è avvalso della facoltà di non rispondere. Passate parola, continuate a leggere Il Fatto Quotidiano perché, anche questa settimana, ci saranno grosse novità su questi fronti e sabato non dimenticatevi la manifestazione a Roma, il No B. Day. Buona settimana, grazie.</p>
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		<title>Riaperta d’urgenza la Repubblica di Salò</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Nov 2009 17:47:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Eric Festa</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Vi invito a leggere questo articolo di Marco Travaglio pubblicato sul blog AnteFatto il 19 Novembre 2009: Ieri il piccolo duce ha smentito di aver mai pensato alle elezioni. Dunque, vista la sua innata sincerità, ci sta pensando seriamente. Per ora manda avanti l’apposito Schifani, ventriloquo da riporto, per vedere l’effetto che fa. Perché lo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Vi invito a leggere questo articolo di <strong>Marco Travaglio</strong> pubblicato sul blog <a title="AnteFatto" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview('/outbound/article/http://antefatto.ilcannocchiale.it/2009/09/04/lutilizzatore_funzionante_e_al.html');" href="http://antefatto.ilcannocchiale.it/2009/11/19/riaperta_durgenza_la_repubblic.html" target="_blank">AnteFatto</a> il 19 Novembre 2009:</p>
<p>Ieri il piccolo duce ha smentito di aver mai pensato alle elezioni. Dunque, vista la sua innata sincerità, ci sta pensando seriamente. Per ora manda avanti l’apposito <strong>Schifani</strong>, ventriloquo da riporto, per vedere l’effetto che fa.</p>
<p>Perché lo faccia, è lampante: come nel 1992 il crollo della Prima Repubblica ne scoperchiò la scatola nera sversando i liquami di Tangentopoli e Mafiopoli, così ora salta il tappo della cloaca politico-affaristico-mafiosa denominata Seconda Repubblica. Le tubature non tengono più, i miasmi si spandono dappertutto. E non passa giorno senza che questa o quella procura s’imbatta, anche involontariamente, in un condotto della Fogna delle Libertà. In Campania l’arresto di <strong>Cosentino</strong> &amp; C. A Palermo <strong>Spatuzza</strong>, <strong>Grigoli</strong> e <strong>Ciancimino jr</strong>. parlano di <strong>Dell’Utri</strong> e <strong>Berlusconi</strong> ai tempi delle stragi e delle trattative. In Puglia c’è <strong>Giampi </strong>col suo harem di escort bipartisan. A Milano mister <strong>Grossi</strong>, re delle cosiddette “bonifiche ambientali”, è in carcere con la moglie del vicecoordinatore nazionale del Pdl <strong>Abelli</strong>, e dietro la porta gli amici <strong>Formigoni</strong>, <strong>Lupi</strong>, <strong>Gelmini</strong> e Berlusconi tremano all’idea che qualcuno parli. Intanto saltan fuori gli altarini della Arner, la banca svizzera usata da noti mafiosi per riciclare soldi sporchi (indovinate di chi è il conto corrente numero 1).<br />
<span id="more-285"></span></p>
<p>Non c’è “dialogo”, riforma della giustizia, processo breve o morto, prescrizione-lampo che sia in grado di fermare l’onda nera. Il dialogo fa le pentole, ma non i coperchi. E non c’è coperchio che possa richiudere il pentolone. Qualcuno a questo punto obietterà che, al ducetto, le elezioni servirebbero a poco: guadagnerebbe un po’ di tempo e, casomai le rivincesse lui, si libererebbe pure di <strong>Fini</strong>, ennesimo nemico interno dopo il Bossi modello-base, <strong>Follini</strong>, <strong>Casini </strong>e <strong>Veronica</strong>.</p>
<p>Peccato che Fini oggi sia popolare almeno quanto lui (infatti i sondaggi sono miracolosamente scomparsi dagli house organ, che fino a due mesi fa ce ne rifilavano tre al giorno). Ma non c’è più nulla di razionale nel disperato agitarsi di questo pover’ometto in perenne fuga dal suo passato. Come <strong>Hitler</strong> nel bunker e <strong>Mussolini</strong> a Salò, il ducetto è solo, assediato dai suoi incubi e circondato di servi sciocchi (quelli furbi sono in fuga da un pezzo). Una Salò all’amatriciana, anzi alla puttanesca: al posto dei giovanottoni sadomaso di <strong>Pasolini</strong>, le girls di Tarantini. <strong>Roberto Feltrinacci</strong> incita alla pugna finale ripetendo a pappagallo la pietosa bugia: “Il popolo è con Te, o Duce, dall’Alpi al Lilibeo, ma non osa manifestarlo e ti adora in silenzio”.</p>
<p>Il feldmaresciallo <strong>Alfred Sallusting</strong>, cranio lucido e pallore nibelungico, stretto nel suo impermeabile di pelle nera esorta all’estrema resistenza, armi in pugno e baionetta fra i denti. Il principe grigio <strong>Junio Valerio Belpietro</strong>, pancia in dentro e mento in fuori, invoca lo spirito sansepolcrista e la fucilazione di Galeazzo Fini e degli altri traditori a Verona. <strong>Nicola Bombaccicchitto</strong>, l’ex socialista passato a destra, lancia il cappuccio oltre l’ostacolo, ma alla fine cade in disgrazia, sospettato di collusioni con la massoneria per via della sua collezione di grembiulini e compassi. <strong>Augusto  Pavonzolini</strong>, dal palazzo dell’Eiar, distrae le masse con culi, tette e balle a volontà. Lo aiuta il figlio segreto del Duce, tale <strong>Bruno</strong>, che è tutto suo padre e, mentre l’impero crolla, parla a “Lupa a Lupa” delle orecchie dei cani. <strong>Claretta Bondi</strong>, vinta la concorrenza di <strong>Angelica Carfagnanoff</strong>, lacrima e si dispera giorno e notte, pronta a tutto pur di fare da scudo all’Amato, anche a intercettare col suo corpo le raffiche partigiane. Intanto il dottor morte <strong>Niccolò Ghedini</strong>, curvo nel laboratorio dell’impunità su provette, serpentine e alambicchi fumanti, prova e riprova la formula dell’arma segreta, che non arriva mai e, quando arriva, non funziona. Disperso, al momento, il camerata <strong>Capezzone</strong>. Ma niente paura: non lo cerca nessuno.</p>
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		<title>Adesso basta!</title>
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		<pubDate>Sat, 14 Nov 2009 13:56:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Eric Festa</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Vi invito ad aderire a questo appello di <strong>Antonio Padellaro</strong> pubblicato sul blog <a title="AnteFatto" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview('/outbound/article/http://antefatto.ilcannocchiale.it/2009/09/04/lutilizzatore_funzionante_e_al.html');" href="http://www.antefatto.it/2009/11/14/no_alle_leggi_ad_personam_ades.html" target="_blank">AnteFatto</a> il 14 Novembre 2009:</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://antefatto.ilcannocchiale.it/2009/11/14/no_alle_leggi_ad_personam_ades.html" target="_blank"><img class="aligncenter" src="http://antefatto.ilcannocchiale.it/mediamanager/sys.user/146135/adpersonam.gif" border="0" alt="" /></a></p>
<p>Presidente <strong>Napolitano</strong>. Presidente <strong>Fini</strong>. “Adesso basta” è il titolo che abbiamo stampato ieri sulla prima pagina del <a title="Il Fatto Quotidiano" href="http://www.ilfattoquotidiano.it" target="_blank"><em>Fatto Quotidiano</em></a>. Adesso basta è scritto sulle migliaia di messaggi che giungono al nostro giornale. Tutti indistintamente chiedono di mettere la parola fine allo scandalo che da quindici anni sta sfibrando l’Italia: la produzione incessante di leggi personali per garantire a <strong>Silvio Berlusconi</strong> la totale immunità e impunità in spregio alla più elementare idea di giustizia.</p>
<p>Quello che rivolgiamo a voi che rappresentate la prima e la terza istituzione della Repubblica (sulla seconda, il presidente del Senato <strong>Schifani</strong> pensiamo di non poter contare) non è un appello ma una richiesta di ascolto che, siamo certi, non andrà delusa. Tutte quelle lettere, e-mail, fax esprimono una protesta e una speranza. Di protesta “contro l’arroganza di un Potere che sembra aver perso ogni senso della misura e anche quello del decoro ”, scrisse <strong>Indro Montanelli</strong>sulla <em>Voce</em> nel 1994, all’epoca del decreto <strong>Biondi</strong>. Fu il primo tentativo di colpo di spugna al quale ne sarebbero seguiti altri diciotto negli anni a seguire fino all’ultima vergogna chiamata “processo breve”. Allora la battaglia fu vinta.</p>
<p>La redazione della <em>Voce</em>fu alluvionata di fax dei lettori disgustati, il decreto fu ritirato e il grande giornalista così rese omaggio allo spirito di lotta dei concittadini: “Fino a quando questo spirito sarà in piedi, indifferente alle seduzioni, alle blandizie e alle minacce, la democrazia in Italia sarà al sic u ro ”. Malgrado abbia attraversato tante sconfitte e tante delusioni quello spirito non appare per nulla fiaccato e chiede di trovare una risposta capace di dirci che la politica non è solo interesse personale e disprezzo per gli altri. Che le istituzioni sono davvero un baluardo contro le prepotenze del più forte. Questa è la nostra speranza presidente Napolitano e presidente Fini. Per questo vi trasmetteremo i messaggi dei nostri lettori. Tenetene conto.</p>
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